• Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi

L'Agenzia di Viaggi - Viaggi responsabili, evoluzione del business
StampaE-mail

Per gli attori del turismo la responsabilità è d'obbligo. In occasione del premio internazionale “Turismo Responsabile Italiano”, assegnato da L’Agenzia di Viaggi con la collaborazione di Trenitalia e consegnato al WTE di Assisi, gli esponenti di enti e aziende incontrano gli accademici nel talk show “Lo sviluppo del Turismo Responsabile e Culturale in Italia” de lagenziadiviaggi.tv. I criteri di sostenibilità sono quelli del Global Sustainable Tourism Criteria stabiliti da UNWTO in collaborazione con Unep, UNF e Rainforest Alliance. 

Enrico Ducrot - Astoi: Nella nuova era del turismo responsabile «ciò che conta sono le allenze: quelle tra industria, università e realtà locali». Una gioco di squadra di cui è profondo sostenitore Enrico Ducrot, fondatore di un gruppo di lavoro ad hoc all'interno di Astoi e patron del t.o. Viaggi dell'Elefante. «In queste ore, insieme al presidente Roberto Corbella, stiamo cercando di inquadrare il fenomeno a livello numerico. La prossima sfida è proprio questa: fotografare gli effetti dei comportamenti virtuosi». Un traguardo che è anche punto di partenza per superare quella che Ducrot definisce una «fase giurassica» del turismo responsabile. «L'attenzione ai consumi e alle risorse naturali è un'esigenza globale, mica una moda». La bussola per i neofiti intenzionati ad aderire alla filosofia green è rappresentata dal "modello Africa" e dalle organizzazioni sovranazionali: l'Associazione europea dei tour operator (ETOA) e l'Europarc Federation, innanzitutto. «Le regole e i parametri sono chiari - afferma Ducrot - Serve solo un pizzico di buona volontà». Lo sforzo, culturale ed economico, è ripagato sul lungo periodo. «Nelle scelte di viaggio, il fattore responsabilità è ormai decisivo: per gli operatori è senza dubbio un'occasione di business».

Paolo Grigolli - Trentino School of Management «Il turismo responsabile supera se stesso. Quello che avanza è un fronte trasversale». Parola di Paolo Grigolli, direttore della TSM - Trentino School of Management, e curatore del saggio "Turismi responsabili" (Franco Angeli, in libreria da ottobre). I valori del rispetto dei popoli e dell'ambiente «si manifestano ormai in un target con caratteristiche sociodemografiche differenti». Parte da qui, dalla presa di coscienza dell'exploit della sostenibilità, il monito a creare «prodotti turistici che sappiano fare proprie queste istanze». La sfida è saper confezionare proposte di viaggio diversificate. Certo, è possibile tuttora identificare una nicchia: quella dei viaggiatori "iper-responsabili". Per il resto, muta l'approccio tendenziale della società.

«Un target significativo - chiarisce Grigolli - è alla ricerca di prodotti di qualità che offrano garanzie in materia di salvaguardia delle risorse naturali e delle tradizioni locali». A parità di prezzo, servizi e qualità, l'elemento della responsabilità diventa così un valore aggiunto. Ma sulla soddisfazione dei nuovi bisogni turistici, l'Italia è ancora un passo indietro. Mentre i finlandesi attraversano l'Europa in treno e gli anglosassoni praticano il charity trekking , «nel nostro Paese sono pochi i privati che sviluppano proposte concrete, e il settore pubblico fatica a capire come investire». Tuttora prevale il turismo di massa, nell'estrema declinazione del "mordi e fuggi". «I milioni di posti letto sulle coste - tanto per fare un esempio - vanno riempiti con scadenze sempre più corte: un trend divergente rispetto ai temi della sostenibilità». Eppure, per Grigolli, gli ingredienti della responsabilità «potrebbero diventare parte integrante dei viaggi generalisti». In che modo?

«Selezionando i fornitori e favorendo le comunità locali». Maurizio Davolio - Aitr «Responsabile» è la domanda: quella dei turisti che antepongono gli interessi delle comunità ai propri. «Sostenibile» è l'offerta: chi organizza viaggi in armonia con l'ambiente. Parte da qui, dalla giungla di appellativi che affastellano l'universo "green", la riessione di Maurizio Davolio, presidente dell'Associazione italiana turismo responsabile (Aitr). «La comunicazione è caotica: è il momento di fare chiarezza». Una battaglia combattuta su più fronti. Dalla creazione di un ufficio stampa al potenziamento del sito Web ( www.aitr.org ), fino alla pubblicazione - lo scorso marzo - del primo Manuale sul turismo responsabile , edito dal Touring Club e redatto da Davolio in collaborazione con la giornalista Chiara Meriani. L'obiettivo è divulgare la filosofia della responsabilità: «Nei format tradizionali il viaggiatore è al centro della scena, per noi la priorità è il rispetto di luoghi, cultura e tradizioni». Nell'ultima indagine Isnart, il 17% degli italiani ha dichiarato di conoscere e praticare i viaggi sostenibili.

«Una percentuale alta, che però non si traduce in atti di acquisto». Gran parte dei viaggiatori, parola di Davolio, vive ancora di pregiudizi: «Il turismo responsabile è spesso ricondotto a un'esperienza noiosa, talvolta faticosa». Dagli uffici dell'Aitr parte un messaggio di gioia: «Itinerari che puntano a creare un rapporto conviviale con le popolazioni. Gli effetti positivi ricadono sulle comunità ospitanti ma anche sui turisti che godono della loro cordialità». Se da un lato Davolio accelera sulla promozione, auspicando l'intervento dell'Enit, dall'altro spinge sulle politiche turistiche. «Al confronto istitizionale dovrebbe partecipare chiunque contribuisce a rendere l'Italia più bella». L'intenzione è di convocare un tavolo che coinvolga i soggetti esclusi dal dibattito politico. «Perché il turismo responsabile - incalza - riguarda tutti».

Mara Manente - Ciset Il primo passo è individuare indicatori di base. Il secondo, declinarli su scala locale. Solo così, con un approccio "glocal", si potrà valutare la sostenibilità senza distorcere la realtà. È la strada tracciata da Mara Manente, direttore del Centro internazionale di studi sull'economia turistica (Ciset) dell'Università Cà Foscari di Venezia. A livello comunitario, la tendenza è chiara. «L'ultima proposta consiste in 20 macroindicatori testati su un gruppo di destinazioni pilota. Parametri che investigano su tre fattori-chiave: ambientale, economico e sociale». Il traguardo è l'ufficializzazione di standard condivisi nell'Ue, implementati in modo diverso a seconda dei casi. «Lo scoglio è proprio questo: la differenza endemica tra le destinazioni». Solo rinunciando a indicatori rigidi si potrà giungere alla creazione del "Marchio unico europeo". La sfida è diffondere il concetto di Corporate social responsability (Responsabilità sociale d'impresa, ndr) anche alle piccole e medie imprese. «Per gli attori minori, che in Italia rappresentano il 95% del sistema produttivo, la strada verso la sostenibilità è frastagliata. L'implementazione dei sistemi - fa notare Manente - è complessa e costosa. Solo semplificando le procedure si potranno rimuovere gli ostacoli alla crescita».

Dall'esigenza di fare chiarezza, attraverso il confronto tra i diversi programmi di valutazione, prende spunto il saggio Turismo responsabile e Corporate Social Responsability (Franco Angeli). «Uno strumento pratico per scegliere il sistema più adatto a ciascuna impresa». Dalla Manente parte anche l'appello al governo a sostenere le PMI con investimenti specifici, come il credito agevolato: «Un supporto che consenta, anche a chi non ha la forza economica, di adeguare i sistemi ai parametri della sostenibilità». Il tornaconto, una volta ottenuto il bollino "green", è duplice. Da un lato il risparmio, dall'altro il guadagno. Ovvero, la capacità dell'impresa di penetrare nuovi mercati, spesso più ricchi, sensibili ai temi ambientali. «Perché sostenibilità fa rima con competitività». - di Roberta Rianna

Visualizza l'articolo: