Turismo di qualità: le carte vincenti del made in Italy
Se tutti gli indici paiono oggi orientati a considerare in buona parte superata la crisi che ha colpito i mercati nel corso del 2009, è indubbio, però, che la ripresa della domanda è caratterizzata da una serie di variabili di cui il comparto turistico non può non tenere conto nell’impostare le sue strategie.
Del resto la stessa OMT, Organizzazione Mondiale del Turismo, ha sottolineato, in un suo recente rapporto, a quali modifiche comportamentali potrà essere soggetta una domanda che, proprio perché penalizzata da questa crisi, tenderà sempre più a razionalizzare i suoi programmi per quanto riguarda sia la qualità delle destinazioni che i relativi budget di spesa. E il tipo di offerta, aggiunge l’OMT, che saprà meglio conciliare queste due esigenze potrà godere, per lo sviluppo del proprio mercato, di corsie, in qualche modo, preferenziali.
Non sorprende che proprio questo problema sia stato oggetto di approfondita analisi anche alla V Conferenza del turismo tenutasi giorni fa a Cernobbio. Due sono le possibili alternative: o un Paese saprà darsi strategie che possano soddisfare questa doppia esigenza o rischia, più di quanto non rischiasse pochi anni fa, di perdere parte della sua capacità attrattiva a favore di paesi ad esso direttamente concorrenti.
Ed è importante, in questo contesto di analisi, osservare come l’OMT abbia voluto assegnare all’Italia, in base a proprie rilevazioni, un +5% di arrivi internazionali nei primi cinque mesi del 2010, contro un +2% della Francia e un -0,4% della Spagna. Ovviamente è presto trarre conclusioni, visto che si tratta di dati parziali, che riguardano, solo marginalmente, la stagione estiva. E’ chiaro però che, se si considera valida la premessa fatta dall’OMT nel suo rapporto, due indicazioni appaiono interessanti. La prima è che l’ampio spettro, forse tra i più ampi del mondo, di attrazioni turistiche di qualità che è in grado di offrire l’Italia, rappresenta, per la domanda, uno stimolo ancora più peculiare che in passato.
La seconda è che la nostra struttura d’offerta ha saputo mantenere i prezzi entro un alveo accettabile per chi cercava – città d’arte e altro- un turismo di buona qualità. Del resto, è noto che già nel 2009, anno di maggior sofferenza economica per quasi tutti i mercati, il nostro Paese aveva subito una flessione minore, per quanto riguardava gli arrivi internazionali di paesi a noi direttamente concorrenti come, ad esempio, la Spagna.
Inoltre, la difficile tenuta del settore nell’estate 2010 evidenziata nel rapporto dell’Osservatorio Nazionale del Turismo su dati Unioncamere-Isnart, è un indice sul quale ora occorre fare la massima riflessione nel programmare le nuove tecniche di sviluppo del mercato. La nuova strategia dovrebbe basarsi su tre linee direttrici: una politica di marketing che, con il concorso di tutte le istituzioni e le categorie di imprese, sappia valorizzare ancor di più e meglio, tutta la vasta gamma della nostra offerta, prezzi adeguati e maggiore e più aggressiva operatività sull’ampliamento delle infrastrutture e il consolidamento dei servizi. – Fonte: Osservatorio Nazionale del Turismo.it












































