Il turismo invernale è «mordi e fuggi»
Un turismo sulla neve che, secondo i primi dati, quest'anno si presenta con una serie di alti e bassi.
Secondo una ricerca Jfc, infatti, i primi indicatori a disposizione segnalano per il prossimo periodo di Natale e Capodanno, tradizionalmente uno dei momenti "clou" per gli amanti dello sci, un incremento complessivo del fatturato che dovrebbe aggirarsi intorno al 3%.
Anche quest'anno, in ogni caso, l'intero comparto della montagna invernale a livello nazionale si dimostra una componente importante del turismo italiano: il fatturato complessivo - che comprende, oltre alla ricettività alberghiera ed extra-alberghiera, anche gli impianti di risalita, il noleggio delle attrezzature, la ristorazione ecc. -, rappresenta l'11,7% rispetto all'intero turismo italiano.
Per la prossima stagione, il numero di presenze è previsto in 16.400.000, con un fatturato complessivo del sistema ospitale (formato da strutture ricettive ed extra alberghiere) di 4 miliardi e 450 milioni di euro, il 25% del quale generato dai pacchetti delle settimane bianche.
Settimane bianche che però, quest'anno, sono meno gettonate rispetto a vacanze più brevi, che comprendono il classico fine settimana o un "break" di pochi giorni. Per Massimo Feruzzi, ad di Jfc, società autrice della ricerca, in ogni caso «la montagna bianca è una scelta importante per le vacanze invernali di noi italiani.
A un totale di 3.480.000 sciatori, quest'anno si aggiungeranno altre 320mila persone che fequentano la montagna innevata pur senza praticare lo sci». «Il trend in atto - conferma appunto Feruzzi - è la continua diminuzione delle settimane bianche, che non sono flessibili dal punto di vista dei tempi e per questo rispondono poco alle esigenze dei consumatori.
Sono invece in aumento i fine settimana e gli "short break", vacanze di pochi giorni. Questo è testimonato anche dai prezzi: mentre il costo di una settimana bianca è rimasto pressoché invariato, short break e fine settimana hanno avuto consistenti aumenti, che vanno dal 4 al 12%. E infatti, è da notare - conclude Feruzzi - come per la prima volta la permanenza media dei turisti scenda sotto le cinque notti».
Fonte: Il Sole 24 Ore Pag. 27












































