Operatori in guerra contro il governo "Ecco il nostro piano per il turismo"
Confindustria Aica, Confindustria Alberghi e Federturismo contestano il pacchetto di misure varato ai primi di ottobre elaborato senza tenere conto delle opinioni delle associazioni di categoria che ora vogliono dire la loro.
PAOLA JADELUCA
«Confindustria Aica e Confindustiria Alberghi denunciano il metodo di elaborazione del nuovo codice del Turismo, approvato il 7 ottobre, che non ha tenuto conto delle opinioni delle associazioni di categoria e si riservano, una volta avuto il tempo di esaminarlo nel dettaglio, di presentare appunti sulla sostanza». Elena David, presidente Confindustria Aica, esprime i forti malumori della categoria, ormai in guerra aperta contro il governo e in particolare con il ministro del Turismo, Michela Brambilla, colpevole di non aver stabilito alcuna forma di dialogo con gli operatori del settore. Che si trovano a fare i conti con una serie di problemi che si trascinano da anni, senza che si riesca a trovare una soluzione radicale. «I conti economici delle compagnie alberghiere riflettono costi altissimi, dal costo del lavoro a quello dell'intermediazione passando per il costo dell'energia e non è più possibile rimandare le decisioni», incalza David. I dati presentati nel corso dell'ultimo Focus parlano chiaro.
La ripresa nei primi sei mesi dell'anno c'è stata. Gli arrivi turistici internazionali sono in rialzo del 6,9, secondo quanto pubblicato a fine agosto dall'Unwto world tourism barometer. Più lenta la ripresa in Europa, il 2%, che evidentemente sconta il problema di tariffe maggiori rispetto a paesi emergenti dove il costo della manodopera costa di meno e le strutture di ospitalità pure. Per quanto riguarda nello specifico le performance economiche degli alberghi, il primo semestre dell'anno si è concluso con indici al rialzo in tutti i paesi. Tranne che per l'Italia. a fronte di un incremento del Toc, tasso di occupazione delle camere, dell'8,2%, si è continuato a registrare una diminuzione consistente del ricavo medio per camera, -10% e un più limitato calo del Ricavo medio per camera disponibile, -2,6%.
Che significa? Che per fare il pieno bisogna abbassare i prezzi, ma in questo modo i margini si assottigliano. Un trend che perdura da tempo. Nel 2009, inaftti, il fatturato alberghiero delle compagnie associate Aica ha subito un ridimensionamento, pari a -9%. L'andamento negativo fa sentire il suo peso su tutti i principali indici di produttività aziendale. Le maggiori flessioni si sono avute nel fatturato per camera, -7,6% e nel fatturato per dipendente, -8,9%. Minore è il calo del fatturato per unità alberghiera, -2,9%. Nel complesso, il valore della produzione ha perso, sempre nel 2009, il 7,6%. Vistosi decrementi, che suonano ancor più negativi se confrontati con i costi della produzione, che continuano a restare stabili in valori assoluti, ma con una incidenza maggiore sui bilanci, tanto che il risultato operativo, Ebit, ha fatto registrare una riduzione dell'83,5%. Tutto questo, mentre bisogna continuare a spendere, a investire per non perdere colpi rispetto alla concorrenza degli altri paesi.
«I nostri associati muovono passi verso l'innalzamento degli standard qualitativi dei servizi rivolti al turista investendo nella formazione, in cui da sempre crediamo, e nelle nuove tecnologie. Ma abbiamo bisogno di aiuto. Il nostro Premier conta sul raddoppio del contributo al Pil del Turismo in pochi anni; Confindustria ha risposto con un lavoro serio dimostrando la possibilità di raggiungere l'obiettivo; ora dal Ministero del Turismo serve un piano d'azione deciso, veloce e chiaro di politiche attuative», protesta David. «I dati che emergono dal focus Aica confermano le preoccupazioni degli operatori del settore», si aggiunge al coro Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Alberghi. Dice Colaiavoco:«Al di là della ripresa in termini di presenze che abbiamo registrato negli ultimi mesi, il dato del ricavo medio per camera che continua a presentarsi in netta flessione evidenzia la grave crisi che stanno attraversando le nostre aziende a fronte di un sistema di costi in forte crescita». E pensare che il settore da solo vale l'11% del pil nazionale, contro l'8% dell'auto, che pure ha beneficiato e beneficia di tanti aiuti pubblica. Il settore del turismo, invece, continua a dover battagliare contro tutta una serie di ostacoli: a partire dall'Iva, tra le più alte al mondo, fino a tutta una serie di oneri, anche burocratici, che gravano sulla categoria. «Su questo quadro già difficile, va a gravare l'istituzione della tassa di soggiorno, pensata per risolvere i problemi di bilancio della capitale, ma che si risolve in un'ennesima tassa per l'impresa che vede cosi ridotti ulteriormente i propri margini», incalza Colaiacovo.












































