Enit, il progetto di Rubini
Sarà pronto a fine luglio il piano operativo dell’Enit Agenzia per il 2011, il primo elaborato dal presidente Marzotto con Paolo Rubini, direttore generale solo da settembre 2009.
Romano, 48 anni, laureato in scienze politiche, Rubini è specialista finanziario e di gestione aziendale con trascorsi nel giornalismo, nelle telecomunicazioni, e negli anni ‘90 anche all’Autorità Garante della Concorrenza, dove ha incontrato per la prima volta il turismo, per occuparsene ancora in seguito operando nel comparto assicurativo.
Nuove risposte per i nuovi turismi
Ora il direttore affronta un impegno quanto mai arduo, con la dotazione finanziaria ridotta quest’anno a 33,5 milioni di euro (erano 49 nel 2008) che nel 2011 scenderano ancora a 24,5 milioni: «Appena il necessario alla sussistenza operativa – spiega Rubini – e tuttavia sufficiente per offrire agli operatori italiani e stranieri almeno il grande patrimonio di competenze e know how specializzato dell’Enit, insieme alla rete capillare di rappresentanze all’estero con il suo eccezionale sistema di relazioni industriali sui mercati d’origine del turismo verso l’Italia».
Un patrimonio che Rubini vuole far rendere al massimo del potenziale, con una strategia tanto efficace da conquistare alla politica di marca nazionale anche risorse diluite finora nella promozione dei singoli enti locali. Spiega ad esempio Rubini: «Se devo rispondere al modello di acquisto emergente del turismo motivazionale non posso più proporre semplicemente un lago in un territorio, ma il prodotto laghi italiani con un’offerta integrata e trasversale, spaziando da Nord a Sud, esaltando ciascun segmento, arte, cultura, enogastronomia».
I classici per Bric, le nicchie per Europa e Usa
Il discorso vale con le opportune varianti per tutti i bacini di origine dell’incoming. «Per i viaggiatori Bric, quelli di Cina, India, Russia e Brasile – continua Rubini – l’Italia è quasi sempre la tappa di un viaggio paneuropeo. Sono mercati giovani sui quali vince il fascino dei classici, Roma, Firenze, Venezia. Semmai dovremmo affermarci come punto di ingresso e di uscita dall’Europa, con i vantaggi che questo implica, puntando sul trasporto aereo. Ma possiamo rivitalizzare anche mercati maturi come gli Usa e il resto d’Europa, pur indeboliti dalla crisi. Qui funzionano le nostre nicchie uniche e raffinate, prodotto di valore a costi spesso molto competitivi. Come l’Italia nascosta dei Borghi più Belli, certe piccole città d’arte che sono veri gioielli pochissimo noti, e perfino l’Italia del geniale pastore abruzzese che porta gli ospiti stranieri sui sentieri della transumanza. Pensiamo a iniziative tematiche in vari Paesi sulle quali convogliare risorse disperse, anche integrando attività dell’Ice e delle ambasciate».
Piani di marketing e fattibilità
L’Enit dunque assiste le Regioni e gli operatori con i loro progetti, elabora piani di marketing verificando offerta e quotazioni, identifica i mercati elettivi, verifica fattibilità logistica e trasporti: «Utilizziamo anche le variabili macroeconomiche, come la tendenza dei cambi, le variazioni previste nel PIL e nei consumi. Ma mi ripeto – insiste Rubini – questo vale solo per chi abbia un prodotto strutturato, reale, acquistabile, perché senza prodotto non si fa marketing né alcun tipo di promozione».
Il piano di Rubini punta quindi necessariamente su un impegno strategico dai costi contenuti, che capitalizza la rete delle sedi dell’Enit all’estero. «Certo sarebbe interessante e opportuno se ad esempio le Regioni – continua – che sono tra i principali utilizzatori delle nostre delegazioni, contribuissero al loro funzionamento. Anche perché ad esempio da fine 2010 non potremo più pagare i 65 addetti all’istruttoria dei visti per i gruppi, che costano 1,2 milioni di euro l’anno e lavorano nelle ambasciate in Paesi con forte sviluppo dell’outgoing, quasi tutte con staff insufficiente. Finora ci siamo fatti carico di una funzione istituzionale della Farnesina. Abbiamo fatto il possibile e l’impossibile – dice Rubini – ma siamo giunti al termine dei nostri sforzi». Il rischio è che l’emissione dei visti rallenti sensibilmente, complicata dalle norme Schengen, con il danno che i t.o incoming conoscono bene, per esperienza».
Intanto però cresce il portale ufficiale del ministero del Turismo http://www.italia.it , sul quale punta energicamente anche l’Enit, che ha da poco anche un’edizione cinese: «Non una mera traduzione – dice Rubini – ma un progetto su misura. È anche uno dei due o tre portali del suo genere nel mondo con un social network turistico». Di Marina Firrao – Fonte: L’Agenzia di Viaggi.it












































