Il turismo chiede coordinamento
MILANO - Per rilanciare il turismo in Italia e tornare a essere competitivi come destinazione nel mercato globale servono una promozione efficace e centralizzata, lo sviluppo delle infrastrutture (dagli aeroporti alle strade fino ai porti interessati dalla crescita importante del settore crocieristico) e il miglioramento della qualità dell'offerta. Ma anche una politica economica e fiscale che non penalizzi il settore, ma lo sostenga riconoscendo il contributo che il comparto può dare alla ricchezza nazionale. Queste considerazioni sono emerse dal 4° Forum Turismo organizzato dal Sole 24 Ore in collaborazione con Poste Italiane e dedicato ai professionisti del settore che si è svolto ieri nella sede milanese del gruppo editoriale.
In un quadro economico generale negativo, il settore ha dimostrato di tenere. Lo sostiene Matteo Marzotto, presidente dell'Enit per il quale una promozione strutturata e centrale è fondamentale: «L'Italia è un player importante nel turismo mondiale da sempre. Ma i flussi di visitatori non saranno garantiti a vita, perché il mercato si è allargato e la concorrenza è aumentata. Serve una politica economica del turismo. Quest'anno gli stranieri in Italia torneranno sui livelli del 2008, e bisogna impegnarsi in una strategia di promozione della nostra destinazione all'estero efficace, seguendo un'azione unitaria: serve un coordinamento centrale per non confondere i brand. Oggi in Italia sono 13mila i soggetti che hanno titolo per fare promozione e 220mila le norme sul turismo».
Nessuno vuole togliere alle regioni le proprie competenze in materia turistica, precisa Bernabò Bocca, presidente di Confturismo, ma la promozione deve essere centralizzata. «Il 2010 - afferma Bocca - sta dando segnali di ripresa anche grazie all'euro debole che ha raggiunto il minimo storico verso yen e dollaro, con un vantaggio nella capacità attrattiva di turisti stranieri. Dobbiamo riuscire ad aumentare la nostra quota di mercato con promozione e alleggerendo la stretta fiscale alle aziende del settore, per questo sono assolutamente contrario alla tassa di 10 euro per il soggiorno negli alberghi di Roma prevista dalla manovra del governo».












































