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'Bustapaga manipolata'. Un'indagine interna mette nel mirino Francesco Montera

'Bustapaga manipolata'. Un'indagine interna mette nel mirino Francesco Montera

01 Aprile 2014

A raccontarlo sono le 13 pagine e gli allegati della relazione dell'audit interno, presentato venerdì dal Consiglio di amministrazione e trasmesso sia al ministro Dario Franceschini, sia alla Corte dei Conti. È un durissimo atto di accusa contro Francesco Montera, avvocato 54enne di Reggio Calabria che, dell'agenzia controllata al 100% dall'Ente Nazionale del Turismo e vigilata dal Dipartimento in seno al dicastero dei Beni culturali, è stato direttore generale dal 2008 fino al 15 ottobre scorso. Giorno in cui è stato licenziato.

Il suo primo stipendio era di 154 mila euro all'anno. Nel 2009 ottiene un'indennità di funzione da 2000 euro mensili, nonostante ne avesse già una della stessa cifra. Somma, si legge nell'audit, «non attribuita dal Cda ma determinata arbitrariamente dagli uffici sottoposti al potere gerarchico e direttivo dello stesso Montera». Nel 2010 la busta paga aumenta di altri 4500 euro per effetto di una lettera dell'allora presidente del Cda di PromuovItalia che però non è stata protocollata, né datata, né approvata - come vuole la legge dal resto del Consiglio di amministrazione. Infine ci sono due premi di produzione da 12mila euro. Risultato: per il consulente del lavoro che ha rifatto i conti, in 4 anni Montera ha ricevuto 362mila euro in più del dovuto, arrivando a uno stipendio di 260.000 euro all'anno.

«Alcune buste paga potrebbero essere state manipolate», sospetta l'audit. Con la stessa prassi, oggetto di una denuncia penale depositata alla Procura di Roma che ha aperto un'inchiesta, sarebbero stati ingrassati i compensi dei due vice direttori Olindo Ceccarelli e Stefano Orsini e di un terzo dirigente, per un totale di 688mila euro. Neanche loro lavorano più a PromuovItalia: due sono stati licenziati a gennaio, mentre Ceccarelli è stato obbligato ad andarsene per effetto della legge 125 sul cumulo delle retribuzioni, intascava ogni mese 5mila lordi di pensione più lo stipendio di 14mila euro. Non solo. Il dg Montera ha goduto di un garage costato 105mila euro e, insieme ai suoi vice, usufruiva di 10 telefonini aziendali, peri quali la società ha sborsato quasi 8mila euro.

In una così fertile terra di Bengodi non poteva mancare la parentopoli. Perché Montera assumeva, eccome. Nel 2010 firmò 480 contratti. A PromuovItalia lavorano il figlio dell'ex capo dipartimento del Turismo Caterina Cittadino e il nipote di Roberto Rocca, che del dipartimento è direttore generale da una ventina di anni. Non è un caso, quindi, che il carrozzone creato dal governo Berlusconi nel 2004e messo in liquidazione due giorni fa dall'Enit, abbia oggi 110 dipendenti e costi al ministero dei Beni culturali 11 milioni l'anno, di cui 6,7 milioni solo per il personale. Le "spese pazze" degli ultimi4 anni ammonterebbero a 1,8 milioni.

La musica è cambiata a metà del 2012 con il nuovo Cda, presieduto da Costanzo Jannotti Pecci. In quel momento cominciano le frizioni con Montera, le reciproche accuse, vengono depositati in Procura 4 esposti dal board dei consiglieri che danno il via a due indagini parallele. «Uno dei rari casi in cui le magagne - dice l'avvocato Stefano Aterno, che segue il filone dei presunti accessi informatici abusivi - sono emerse prima dell'intervento della magistratura». Ma la vecchia dirigenza non sta a guardare. Si sente vittima di «un'operazione di rara violenza», ha presentato a sua volta una segnalazione al Garante della Privacy. I quattro licenziati hanno fatto ricorso al giudice del lavoro, una causa che - se persa - rischia di costare 2,5 milioni a PromuovItalia. Sarebbe l'ennesima spesa sul conto degli italiani. - Fonte: La Repubblica (di Fabio Tonacci)