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E-commerce nei piani aziendali

E-commerce nei piani aziendali

23 Gennaio 2014

La sfida per i marchi sarà soprattutto integrare i canali digitali con quelli fisici, come dimostrano i casi di Timberland, Rcs e la catena di boutique Al Duca d'Aosta. «Anche nella Penisola da parte delle imprese comincia a esserci un forte interesse verso l'ecommerce», spiega Alfredo Gatti, managing partner di Nextvalue, società specializzata in servizi di intelligence e di business, che ha organizzato un convegno dedicato al tema con Assintel (associazione delle imprese Ict e digitali) e il patrocinio di Confcommercio e Unione del Commercio di Milano. «Dalla nostra ricerca sul mercato del software e servizi in Italia, condotta su un panel di 500 aziende, è emerso che il 21% del loro budget è devoluto a nuovi progetti di innovazione e in questo budget nel 23% dei casi sono inclusi progetti di e-commerce e nel 22% di multicanalità».

Oggi nella Penisola il commercio elettronico vale 11 miliardi di euro, con una crescita del 18% nell'ultimo triennio. «Il nostro paese è un mercato emergente da questo punto di vista. Quindi la vera sfida a cui sono chiamate le aziende è integrare i vari canali di vendita, creando circoli virtuosi che siano in grado di generare vantaggi per il negozio tradizionale, per il web e per il mobile commerce», continua Gatti. Tra i diversi settori, svetta il turismo con quasi 5 miliardi di euro nel 2013, il quadruplo rispetto al 2005. «Ma anche ambiti che non si pensava decollassero in questo canale sono cresciuti molto: si pensi all'abbigliamento che ha raggiunto 1,3 miliardi di euro, aumentando 16 volte in 8 anni», sottolinea Fabio Fulvio, responsabile settore politiche per lo sviluppo di Confcommercio. «L'ecommerce è un rischio che va trasformato in opportunità, i negozi non possono permettersi di ignorare questo fenomeno».

In direzione dell'integrazione dei canali di vendita fisici e digitali si sta muovendo per esempio Timberland, che entro quest'anno coprirà con il commercio elettronico tutti i mercati europei. «Le esigenze dei nostri clienti sono cresciute molto rapidamente negli ultimi cinque anni, i canali utilizzati lungo il processo di acquisto sono molteplici e da questi il cliente si aspetta una completa integrazione e il medesimo livello di servizio fornito dall'online», spiega Lisa Calatroni, e-commerce operations manager Emea del brand. «L'omnicanalità è l'unica via percorribile dal retail per dare al proprio cliente la customer experience desiderata.»

Per la catena di boutique Al Duca d'Aosta affiancare il negozio digitale a quelli fisici ha significato espandere le vendite all'estero e farsi conoscere di più. «Oggi il commercio elettronico pesa per il 16% del nostro fatturato e l'obiettivo nel 2014 è farlo arrivare al 22%, con un importante risultato all'estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone», racconta Lisa Durante, e-commerce director dell'azienda. «Inoltre, ci ha consentito di aumentare la notorietà e di approcciare una clientela più giovane».

L'e-commerce sta trasformando, infine, anche il modello di business degli editori, come sottolinea Lorenzo Trimarchi, head of ecommerce di Rcs MediaGroup. «È possibile sviluppare specifiche offerte di contenuti, attraverso per esempio copie digitali e collaterali digitali, e integrarle con nuovi modelli che combinino prodotti e servizi coerenti con i contenuti e con gli interessi che i lettori stanno esplorando». - Fonte: ItaliaOggi (di Irene Greguoli Venini)