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Area Schengen, l'Etoa chiede all'Ue la riforma dei visti

Area Schengen, l'Etoa chiede all'Ue la riforma dei visti

26 Gennaio 2017

Una riforma che è ferma in Commissione europea dal 2014 e che, ora, dev’essere sbloccata. Sulla scia delle crisi umanitarie in atto, l’Etoa chiede all’Ue di accelerare il passo sulla revisione dei visti per l’area Schengen. La questione, infatti, è quella della necessità di separare i visti turistici da quelli umanitari, accelerando le procedure per ottenere entrambi i tipi di documenti.

"Il turismo crea occupazione, soprattutto tra i giovani - sottolinea il ceo di Etoa, Tom Jenkins, rivolgendosi al nuovo presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani -. L’interesse a viaggiare in Europa, in particolare dai Paesi i cui cittadini necessitano del visto, non può essere dato per scontato. Le riforme sono state proposte nel 2014, e ora siamo nel 2017: se l’Ue è seriamente intenzionata a creare posti di lavoro, dev’essere altrettanto seria anche sulla riforma dei visti”.

"Le procedure devono essere facilitate"

“L’Europa - aggiunge l’eurodeputato István Ujhelyi, vicepresidente del comitato dei Trasporti e del Turismo del Parlamento europeo e membro della delegazione per le relazioni con la Cina - ha bisogno di un ulteriore miglioramento della facilitazione dei visti per l’area Schengen e di una maggior collaborazione tra gli Stati membri. Il 2018 sarà l’Anno del turismo Ue-Cina e l’Europa dev’essere in grado di rispondere alla domanda di viaggi".

Uihelyi invita duqnue i colleghi in Parlamento e negli Stati membri - specialmente quelli che non hanno le risorse necessarie per fornire servizi consolari sufficienti nei mercati chiave per l’Europa - a sostenere le proposte della Commissione: "La questione vitale della risposta europea in materia di migrazione e crisi umanitarie - spiega - non deve influenzare le misure per promuovere e facilitare il turismo legittimo”.

È quindi necessario gestire in maniera separata le richieste di visti per gli spostamenti turistici e di quelli per questioni umanitarie, in modo da facilitare l’inbound di lungo raggio e, nel contempo, affrontare nel modo più appropriato il tema della migrazione. - Fonte: TTGItalia.com