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TURISMO VIAGGI BLOGSPOT - Coronavirus: cosa succede ora agli Italiani all’estero

TURISMO VIAGGI BLOGSPOT - Coronavirus: cosa succede ora agli Italiani all’estero

16 Marzo 2020

L’Italia è isolata, e in piena emergenza Coronavirus lo sono anche migliaia di italiani all’estero. Sono lavoratori, turisti, studenti e tra loro molti anziani e bambini che ora non riescono più a rientrare: bloccati per via di compagnie aeree che interrompono voli domestici e internazionali, aeroporti chiusi, restrizioni per chi viene dal nostro Paese da parte di decine di destinazioni nel mondo, stop alle frontiere anche delle nazioni confinanti.

«Stiamo lavorando per assicurare che ogni singolo caso venga risolto», ha fatto sapere il ministro degli Esteri Luigi di Maio intervenendo sulla questione in una diretta Facebook. Intanto, però, rimbalzano sui social i racconti di centinaia di viaggiatori che lamentavano di non avere risposte né da parte della Farnesina, né delle ambasciate.

I VOLI ALITALIA
La prima mossa concreta è stata annunciata in queste ore: in coordinamento con l’Unità di Crisi della Farnesina, Alitalia sta predisponendo voli speciali per permettere a migliaia di connazionali di rientrare, incluso chi è fermo i in alcuni dei paesi che hanno imposto provvedimenti restrittivi. Nella notte del 17 marzo arriverà da Malé, Maldive, il primo volo pieno di turisti arrivati prima che anche il paradiso tropicale per eccellenza imponesse restrizioni. Per poter operare nel rispetto del divieto di ingresso nel Paese agli italiani la compagnia ha previsto  un primo scalo tecnico al Cairo per cambiare equipaggio e inoltre, una volta arrivati a Malé, piloti e assistenti di volo non dovranno scendere dall’aereo.

Dove non ci sono restrizioni al traffico Alitalia fa sapere che continuerà a garantire collegamenti con Bruxelles, Berlino, Francoforte, Monaco, Parigi, Marsiglia, Nizza, Cairo e Algeri, San Paolo, Rio de Janeiro, Johannesburg, Nuova Delhi, Tokyo e – fino al 17 marzo – Miami e Buenos Aires. Ci saranno intanto due voli al giorno per New York e Londra, dove sono rimasti anzitutto centinaia di studenti italiani. Una situazione molto delicata: Trump ha appena imposto il blocco ai voli dall’Europa e intanto  il Paese guidato da Boris Johnson non ha imposto nessuna misura per limitare i contagi da Coronavirus. Tornati in Italia, però, tutti dovranno fare i conti con gli aeroporti chiusi: nella sua nota, infatti, la compagnia ricorda che dopo la chiusura temporanea dello scalo di Milano Linate, sposterà le proprie attività operative al Terminal 2 dell’aeroporto di Malpensa dal quale garantirà il collegamento con Bari, Cagliari, Catania, Lamezia Terme, Napoli, Palermo e Roma Fiumicino. Dal 17 marzo, inoltre, tutte le operazioni di check-in per i voli nazionali, internazionali e intercontinentali della Compagnia in partenza da Roma Fiumicino saranno effettuate al Terminal 3, a seguito della chiusura del Terminal 1.

La stessa chiusura degli aeroporti per le compagnie è un ostacolo a continuare ad operare, anche per garantire solo i viaggi essenziali.  Johan Lundgren, CEO di easyJet ha dichiarato: «In easyJet stiamo facendo tutto il possibile per affrontare l’emergenza Coronavirus in modo da poter continuare a garantire i benefici che l’aviazione reca alle persone, all’economia e agli affari. Laddove possibile, continuiamo a effettuare voli di rimpatrio per aiutare le persone a tornare a casa, in modo da consentire loro di trascorrere questi difficili momenti con i loro cari».

IL SUPPORTO DEI TOUR OPERATOR
Va meglio per chi ha prenotato con un’agenzia. In attesa che il governo prenda provvedimenti, mentre ancora manca un piano comune promosso dalle istituzioni per fronteggiare l’emergenza degli italiani all’estero, a dare certezze sono i tour operator. ASTOI Confindustria Viaggi, l’associazione che rappresenta il 90% del mercato del tour operating in Italia, in una nota ha fatto sapere che da quando è iniziata l’emergenza hanno fatto rientrare 12mila italiani partiti solo due settimane fa per resort in luoghi esotici o per viaggi itineranti, bloccati all’estero perché i divieti sono stati imposti mentre erano già via. Li hanno riportati in Italia con dei charter operando – secondo stime aggiornate al 14 marzo – 48 rotazioni e su 134 tratte aeree facendo i conti con blocchi che aumentavano di ora di ora. Così hanno consentito il rientro, ove possibile in base alla disponibilità, anche a viaggiatori che avevano prenotato il viaggio in autonomia ai quali nel frattempo non sono arrivati supporti.

«Il supporto dato dalla maggior parte delle Ambasciate e dai Consolati è stato praticamente nullo» – denuncia Astoi nella nota. «È possibile affermare senza timore di smentita che il network diplomatico si è dimostrato impreparato, distante e certamente di poco aiuto». Per questo i tour operator chiedono alla Farnesina di attivare un tavolo di coordinamento permanente per dare assistenza ai viaggiatori e alle loro stesse aziende che ora rischiano il collasso per i danni dell’emergenza, ma anche per la gestione di migliaia di viaggiatori lasciati soli.

Fonte = TURISMO VIAGGI BLOGSPOT 16/03/20