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TTG ITALIA - Il turismo tra incudine e martello

TTG ITALIA - Il turismo tra incudine e martello

06 Aprile 2020
Regole italiane con i clienti, ma norme straniere con i fornitori: i chiarimenti di Silvana Durante, consulente legale Astoi

Facile dire 'cancellazione'. Nelle ultime settimane tour operator e agenzie hanno visto sfumare in pochi giorni il lavoro di mesi, dopo lo stillicidio di provvedimenti, nazionali e internazionali, che hanno via via eliminato la possibilità di viaggiare, fino al blocco totale dei movimenti. Una situazione che ha creato non solo un problema di mancati introiti, ma anche di cassa. Perché gli organizzatori si sono trovati schiaccati tra le somme da restituire ai viaggiatori e i contratti con i fornitori (il più delle volte esteri) da onorare. Un incrocio di pressioni che rischiava di far saltare il sistema. Per evitare il collasso di un intero settore economico, o di gran parte di esso, è arrivato uno strumento ad hoc: il voucher.

SENZA OMBRA DI DUBBIO
Dopo l'annuncio della possibilità, per gli operatori e gli organizzatori di viaggi di procedere al rimborso tramite voucher, una domanda si è alzata da diversi fronti, tra cui quello dei consumatori: spetta all'organizzatore la scelta di rifondere le somme con voucher o in denaro? La risposta, univoca, è: sì. Senza nessuna ombra di dubbio. Una sorta di 'eccezione alla regola' che si accompagna ad altre numerose eccezioni che stanno costellando la vita quotidiana di tutti gli italiani. "Per capire come non ci possono essere dubbi su questo basta ricordare come è nato il voucher afferma l'avvocato Silvana Durante, consulente legale diAstoi -.II sistema è stato creato in seguito a un confronto con il Mibact lo scorso 6 febbraio, quando da gestire c'era solo la questione della chiusura dei voli con la Cina". Lo stop delle settimane successive era ancora di là da venire, ma questo era stato sufficente per "far sentire i primi effetti negativi, con l'inizio delle disdette".A giocare un ruolo determinate era anche il timore di alcuni viaggiatori di recarsi in aree vicine a quelle colpite. La situazione, per il turismo, si mostra subito in tutta la sua gravità. Viene così avviato un tavolo tecnico con il ministro Dario Franceschini, il sottosegretario Lorenza Bonaccorsi e, tra gli altri, le associazioni di categoria.

UNA QUESTIONE DI CASSA
"La difficoltà non erano solo le disdette, ma anche la liquidità di cassa prosegue Durante -: i nostri operatori non potevano far fronte alle restituzioni. Così, abbiamo detto al ministro che c'era un problema reale: i tour operator non potevano restituire somme che non erano più nella loro disponibilità"."Come si interviene in agricololtura o in altri settori con lo stato di calamità, lo stesso bisognava fare per il turismo". Così, racconta l'avvocato, il settore ha fatto presente alle istituzioni che le aziende non avevano fisicamente in cassa le cifre che le regole imponevano di restituire al cliente. "Il ministro Francheschini prosegue Durante ha riferito al Consiglio dei Ministri; a quel punto è stata elaborata questa misura di contenimento". Nessun dubbio, dunque, sul fatto che la scelta di riconoscere un voucher o il `cash' come rimborso spetti all'organizzatore e non al cliente, il quale è tenuto ad accettare la forma scelta dalla controparte. "Il voucher nasce come risposta dello Stato alla manifesta impossibilità degli operatori di restituire somme che non erano nelle loro casse conclude Durante -. Piuttosto che istituire un fondo di restituzione, ha ritenuto che fosse utile adottare questo sistema". L'applicazione della norma dunque, si deduce oltre che dal testo stesso anche dalla ratio. E non lascia spazio a interpretazioni."Anche perché viene ben precisato che le misure rispondono alle necessità di sostegno alle imprese".

I CONTRATTI CON L'ESTERO
Il problema principale per il turismo è che la stragrande maggioranza dei contratti prevede accordi con fornitori esteri, che in quanto tali sottostanno alle regole dei rispettivi Paesi, ovviamente non armonizzate con quelle italiane. "Bisogna innanzitutto considerare che la causa di forza maggiore, all'estero, spesso nei contratti non c'è, dal momento che è una fattispecie tipica del nostro ordinamento" spiega l'avvocato Durante. Che prosegue:"In Italia c'è il rimedio restitutorio: devo restituire ciò che ho percepito per una prestazione che non posso eseguire. Negli altri Stati non è detto che sia previsto questo". Più frequentemente viene prevista una sospensione o una rinegoziazione del contratto. Dunque non è automatico che la risoluzione del contratto in Italia comporti la risoluzione dell'accordo con il fornitore estero. "Anche l'Enac è intervenuta, imponendo l'applicazione delle regole italiane anche ai vettori esteri che volano in Italia aggiunge Durante -. Aggiungo che l'Enac ha un potere non solo di controllo, ma anche sanzionatorio. Può arrivare anche alla revoca della licenza di volo". Tuttavia, aggiunge, "la stessa cosa non si può dire per i fornitori dei servizi a terra. Non è prevista nemmeno dalla normativa europea per i pacchetti di viaggio".

Fonte = TTG ITALIA 06/04/20