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MILANO FINANZA - Tour operator, a rischio 8 miliardi

MILANO FINANZA - Tour operator, a rischio 8 miliardi

19 Maggio 2020

Mancano risorse per un business che in Italia vale 20 miliardi di euro e occupa 80 mila addetti Perciò l'associazione chiede al governo Conte di incrementare il fondo destinato al comparto Andrea Montanari

In Germania il colosso del turismo Tui ha ricevuto dal governo risorse dirette per 1,8 miliardi. In sole due settimane. Il secondo operatore del settore ha incamerato 800 milioni. In Italia? Il governo, con l'ultimo decreto Rilancio, ha costituito un fondo, a favore del comparto dei tour operator e delle agenzie viaggio, di 20 milioni. Oltre al bonus vacanze di 2,4 miliardi come tax credit. Briciole per un business che vale oltre 20 dei 232 miliardi complessivi prodotti dal turismo (il 13% del pil) e che occupa 80 mila addetti. E il fatto che ieri, al primo giorno della cosiddetta #ripartenza, delle 8 mila agenzie attive sul territorio ben il 50-60% non abbia riaperto è un segnale della gravità della crisi in cui verso un'attività ferma da mesi e che ha nell'estate il suo apogeo. Per questo le associazioni di categoria, a partire da AstoiConfindustria Viaggi (rappresenta il 90% del mercato del tour operating), hanno chiesto all'esecutivo Conte interventi più strong, come si evince dal manifesto promosso di recente. «È difficile commentare quanto stabilito del decreto. Le misure introdotte non sono indirizzate bene», commenta Pier Ezhaya, consigliere delegato di Astoi e direttore tour operating di Alpitour. «Qua serve una misura intensiva, non una aspirina. Forse il governo non si è reso conto della gravità del danno. La terapia non è allineata alla diagnosi. Siamo stati chiusi per mesi per decreto, abbiamo rimpatriato gli italiani all'estero ma abbiamo perso fatturato. E l'estate è a forte rischio». Perso il traino di Pasqua, gli operatori speravano nelle ferie di luglio e agosto. Ma con i confini chiusi, il tracollo economico e lo scontro governo-Regioni, le prenotazioni non decollano. «Il bonus vacanze è una misura sociale, per carità, ma non è una misura di sostegno al business, non si crea domanda aggiuntiva. Molto probabilmente, chi va in vacanza può farlo anche senza il bonus», specifica ancora Ezhaya. «La vera misurazione del mercato è data dalla domanda aggiuntiva generata. E quanto previsto dal decreto Rilancio non serve a nulla in concreto». I tour operator e le agenzie viaggio temono il minor appeal estero per l'Italia con i posti contingentati sugli aerei e con le misure di sicurezza che dimezzeranno l'offerta alberghiera. «Non abbiamo perso solo i ricavi di aprile, ma anche quello di luglio e agosto. Il nostro settore è particolare: le prenotazioni sono anticipate di tre mesi e finora il fatturato è vicino allo zero». Senza dimenticare poi che le misure del Dl riguardano aziende che hanno un fatturato fino a 5 milioni e la gran parte di tour operator ha ricavi superiori. «Si stimano perdite che nel più ottimistico degli scenari arrivano a 7,5-8 miliardi. Ma c'è chi prevede perdite di 14 miliardi». Con un effetto domino sull'occupazione: sono, infatti, a rischio 80mila posti di lavoro. «Mentre ad Alitalia, 8 mila dipendenti, lo Stato ha garantito 3 miliardi. Perché non aiutare un settore che è patrimonialmente fragile?», aggiunge il consigliere delegato di Astoi. L'associazione chiede a Conte di «rimodulare le risorse destinate al fondo di sostegno, con un incremento sostanziale. Perché «di ogni 100 euro investiti nel turismo, 86 vengono generati in settori attigui: ristorazione, commercio, trasporto, hotel», conclude Ezhaya. (riproduzione riservata)

Fonte = Milano Finanza 19/05/2020