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Le 5 leggende da sfatare nelle agenzie di viaggi

Le 5 leggende da sfatare nelle agenzie di viaggi

23 Novembre 2018

Parlando di viaggi, soprattutto al di fuori del circuito degli addetti ai lavori, capita spesso di imbattersi in opinioni tanto diffuse quanto errate. Il settore travel (come molti altri campi, del resto) continua ad essere affetto da una serie di falsi miti che, a volte, riescono ad attecchire anche tra coloro che vivono di turismo. Eppure, le controprove pronte a smentire i luoghi comuni esistono e, spesso, sono alla portata di tutti. Ecco dunque una carrellata delle principali leggende da sfatare.

1 - I viaggi si comprano solo online
Un vero e proprio tormentone, ormai. In realtà, il rapporto tra vendite online e offline è ormai più o meno stabile da tempo. L’ecommerce ha sicuramente destabilizzato la distribuzione turistica, ma questo non vuol dire che tutti i viaggi si acquistino sul web. Un esempio? Solo pochi mesi fa il vice president sales di Alitalia Nicola Bonacchi raccontava che, per la compagnia aerea, il 65% delle vendite passa dal trade.

Come se non bastasse, i dati dell’Osservatorio Polimi hanno inferto un altro colpo alla credenza che il turismo viaggi solo online. Secondo le cifre del Politecnico di Milano la percentuale dei viaggiatori che acquista tutto online è estremamente ridotta: solo il 4%.

2 - Le agenzie di viaggi sono destinate all’estinzione
Strettamente legata a quella precedente è la convinzione che le agenzie di viaggi siano destinate a scomparire in breve tempo. Una profezia già semita più volte, anche da autorevoli player del web (come Giulia Eremita, hotel relations - industry management Italy di Trivago). Ma anche i dati dell’Osservatorio Astoi hanno rimarcato che la distribuzione classica, lungi dal perdere clienti, ne sta piuttosto conquistando di nuovi. Lunga vita alla agenzie.

3 - L’Advance booking non funziona in Italia
A confronto con alcuni mercati esteri, di sicuro l’advance booking in Italia ha tempistiche certamente minori. Ma la percentuale di coloro che prenotano con anticipo non è per nulla irrilevante e rappresenta un mercato da tenere bene a mente. Ancora una volta, a sfatare il mito che l’Italia non sia un Paese per l’advance booking è l’Osservatorio Astoi, che ha registrato una crescita del 18% per questa tipologia di vendita, arrivata a incidere in alcuni casi anche per il 75% sul totale.

4 - Il modello low cost è finito
Potrà essere in fase di transizione, potrebbe avere anche problemi con il caro fuel o il personale. Ma il modello low cost non è mai stato così attuale. Piuttosto, si può dire che non è più appannaggio delle compagnie no frills, avendo contagiato ormai gran parte del mondo del trasporto aereo. I prezzi, complici una serie di fattori esterni, potranno anche salire. Ma il business model dei voli a basso costo ha ormai conquistato un posto nel mercato. Ed è difficile che qualcuno possa strapparglielo via.

5 - Il charter è morto
L’elenco dei funerali annunciati ma mai celebrati ormai è lungo: oltre alle agenzie di viaggi e al turismo organizzato tour court, ci sono anche i voli charter. Tacciati di volta in volta di essere troppo rigidi, troppo dispendiosi o troppo datati, sono sempre rimasti in pista. Il turismo organizzato non sembra avere intenzione di rinunciare al charter che, per una serie di destinazioni, resta la prima scelta.

TTG ITALIA 23 novembre 2018