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La Stampa - Risarcimento Costa, la rivolta dei passeggeri

La Stampa - Risarcimento Costa, la rivolta dei passeggeri

30 Gennaio 2012

Gli avvocati stranieri contro le associazioni di consumatori

L'indennizzo da 11.000 euro firmato da alcune sigle non piace, problemi anche sulla class action

È già guerra sull'accordo di risarcimento firmato giovedì da alcune sigle con Costa Crociere. L'intesa prevede un indennizzo di 11.000 euro per ogni passeggero scampato al naufragio della Concordia. Cifra ritenuta «miserevole» da alcuni, come il Codacons, che si è dissociato. Ma soprattutto cifra «incomprensibile» per gli ;studi legali stranieri che, abituati ad altri approcci, poco comprendono la «fretta» italiana. «Come si fa a stabilire, oggi, un indennizzo di 11.000 euro a testa senza nemmeno sapere quali saranno le responsabilità che potrebbero venire addebitate a Costa Crociere alla fine delle indagini?» si domanda un importante avvocato inglese. I francesi della Fenvac, la federazione nazionale delle vittime di incidenti collettivi, fanno sapere di essere contrari. E la loro opinione conta. «Rappresentiamo il 70% dei 462 naufraghi francesi» dice il segretario generale Stephane Gicquel. In Germania, i tedeschi, sono piuttosto basiti. L'avvocato Hans Reinhardt che rappresenta 15 superstiti e il figlio di una persona morta nel naufragio ha deciso di presentare alla Carnival, proprietaria della Costa, una richiesta di risarcimento di 160.000 dollari per ogni superstite e di 1 milione per le persone decedute nel naufragio.

L'accordo siglato dalle associazioni dei consumatori italiane rischia di diventare una pericolosa asticella al ribasso. Le 15 sigle che hanno firmato l'accordo (Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, CittadinanzAttiva, Ctcu, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) difendono il loro operato: «Un accordo che permetterà a tutti di avere risarcimenti veloci senza affrontare lunghe e costose spese legali». E anche l'Astoi, l'associazione dei tour operator di Confindustria che ha offerto la sede per il tavolo, parla di «accordo storico». Ma persino in Italia qualcuno storce il naso. «Non accetteremo le proposte ridicole della Costa per i risarcimenti» annuncia Giuseppe Lanzafame, presidente del Comitato ex naufraghi della Concordia di Messina. Confconsumatori, che pure sedeva al tavolo della trattativa con Costa, non ha firmato l'intesa ritenendo negativa la clausola che impedisce alle associazioni e a chi aderisse all'accordo di costituirsi parte civile al processo. Mentre il Codacons parla di «elemosina» e invita i naufraghi a non accettare l'intesa.

All'estero, intanto, assistono alla guerra e si domandano se un accordo così prematuro non sia frutto di una battaglia di visibilità. A poche ore dal naufragio, quando ancora non si conosceva nemmeno il numero dei dispersi, c'era già chi si la lanciava sulle agenzie di stampa promuovendo sportelli, decaloghi, cause di risarcimento. Le varie associazioni hanno indicato termini perentori per le richieste danni che andavano dai 10 giorni ai 3 anni; il balletto delle cifre ha oscillato dai 20 ai 500 mila euro; anche le strategie sono state diversissime. La class action l'hanno invocata un po' tutti. Immancabile spauracchio sventolato dalle associazioni a ogni occasione, salvo poi non menzionare che in Italia nessuno è ancora riuscito a vincerne una. Il Codacons, fortemente critico verso l'accordo, ora promette un risarcimento di 125.000 euro a passeggero grazie a una class action instaurata a Miami. Gli ultimi casi, tuttavia, non promettono bene. «Le corti americane hanno respinto tentativi di instaurare questo tipo di causa per il volo Rio-Parigi di AirFrance del 1 giugno 2009, per il farmaco Vioxx e per gli emofilici da trasfusione - racconta l'avvocato Marco Bona dello studio Mbo - Inoltre questo tipo di causa mette tutti sullo stesso piano, ma le posizioni possono essere diverse e così, di conseguenza, anche i