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La Sicilia - Costa, «Una fatalità», ma Genova teme una crisi per l'azienda

La Sicilia - Costa, «Una fatalità», ma Genova teme una crisi per l'azienda

29 Febbraio 2012

Due ipotesi per far fronte all'emergenza

Per la Costa prenotazioni in calo dopo la Concordia

«C'è un incendio nel locale generatori di poppa. Ho avviato le procedure di emergenza»: sono queste le parole con le quali il comandante della Costa Allegra, Nicolò Alba, ha informato l'unità di crisi di Costa Crociere a Genova, telefonando da bordo della nave. La Compagnia «tende a escludere» che l'incendio sia di origine dolosa, ha spiegato il capitano Giorgio Moretti, direttore dell'unità di crisi di Costa, confermando che a gestire l'emergenza ci sono anche Roberto Ferrarini, Paolo Parodi e Mafred Ursprunger, indagati per il naufragio di Costa Concordia.

«Escluderei il dolo, ma faremo i nostri accertamenti» ha detto. «La nave - ha aggiunto - aveva superato di recente tutti i controlli di sicurezza». Così come ha escluso che su Costa Allegra siano stati segnalati in passato altri incendi, o che vi siano state carenze in passato nelle procedure antincendio, come invece sostenuto sul suo sito da Lloyd's. «A noi non risulta» ha detto Moretti. Gli oltre seicento passeggeri a bordo della Costa Allegra potrebbero essere sbarcati su un atollo corallino che si trova ad una ventina di miglia dalla posizione attuale della nave e da lì, con un ponte aereo, trasferiti a Mahe, capitale delle Seychelles. L'isola è Alphonse Island, 500 chilometri a sud ovest di Mahe, una pista d'atterraggio per piccoli aerei da turismo: la Costa Allegra è a non più di venti miglia di distanza e dunque potrebbe essere trainata fin lì anche se è difficile che una nave di quella stazza possa attraccare. Dunque il trasbordo dei passeggeri dovrebbe avvenire con gli elicotteri o con piccole imbarcazioni o, addirittura, con le scialuppe di salvataggio. Operazioni che, in ogni caso, non potrebbero essere effettuate prima di oggi, quando la nave sarà stata raggiunta dal peschereccio oceanico e dai rimorchiatori.

C'è poi un'altra possibilità. Dall'Italia sono partiti una quindicina di tecnici della Costa che arriveranno stamattina a Mahe: dopo aver raggiunto la nave cercheranno di far ripartire i generatori con l'obiettivo di avere una minima propulsione, per raggiungere in modo autonomo un porto dove effettuare le riparazioni. Se entrambe le ipotesi dovessero fallire, non restano che i rimorchiatori fino a Mahe. Dal momento che raggiungeranno la Costa Allegra - non prima delle 16 di oggi ora italiana - ci vorranno almeno altri due giorni prima che la nave raggiunga la capitale delle Seychelles. Fra i dipendenti della Costa crociere serpeggia la preoccupazione. «Una fatalità, solo una fatalità», ripetono Cgil e Uil. «Non penso si tratti di altro» taglia corto Fabio Marante, della Filt/Cgil Liguria. Gli fa eco Salvatore Nocerino, della Uiltrasporti marittimi: «Una sfortuna, è stata una sfortuna che Costa non meritava. A volte accade - precisa -, è un periodo nero per l'azienda. Conosco il management, a terra e a bordo, sono tutti professionisti molto preparati e responsabili».

Il rischio  difficile nasconderlo - è che questo nuovo incidente rechi un danno di immagine ancora maggiore alla Costa. «È vero, c'è la possibilità che la gente si spaventi davanti a ciò», prosegue Nocerino. A Genova, anche tra i sindacati, è difficile trovare qualcuno che voglia attaccare Costa. La Costa Crociere, oltre ad essere un fondamentale sbocco occupazionale, potrebbe tornare ad essere un importante volano economico anche per la travagliata Fincantieri. Il mercato crocieristico è andato molto bene fino al 2011. «Valutare ora gli impatti di questi incidenti - spiega Corbella dell'Astoi - è prematuro. Dopo l'incidente della Costa Concordia non ci sono state cancellazioni significative ma un rallentamento nelle prenotazioni c'è stato per tutte le compagnie, qualcosa in più per la società Costa, e questo era inevitabile. Non è ancora chiaro se le minori prenotazioni siano dovute a quello che è successo o alla crisi