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LA REPUBBLICA - Turismo, 50 mila posti di lavoro a rischio da giugno

LA REPUBBLICA - Turismo, 50 mila posti di lavoro a rischio da giugno

18 Aprile 2020
Le associazioni di categoria chiedono al Governo uno stanziamento straordinario a fondo perduto di almeno 750 milioni di euro a sostegno del comparto.

È uno dei settori strategici per l’economia italiana. Tanto da contribuire per il 13,2% del Pil nazionale con un giro d’affari di 232,2 miliardi di euro e 3,5 milioni di addetti. Numeri importanti, quelli del turismo Made in Italy, che la pandemia da Coronavirus rischia di portare sull’orlo di un baratro dal quale potrebbe essere difficile risalire. A lanciare l’allarme sono i  promotori del Manifesto per il Turismo Italiano, Astoi Confindustria Viaggi e Fto-Confcommercio Federazione del Turismo Organizzato che, insieme a diverse imprese del settore turistico e degli eventi, ribadiscono come serva uno stanziamento di almeno 750 milioni di euro, a fondo perduto entro giugno, per il sostegno al mancato reddito di aziende che hanno già perso ad oggi nove mesi di fatturato annuo, insieme all’allungamento della cassa integrazione.
 
Si tratta di un’iniziativa che fa seguito all’sos già lanciato da associazioni di categoria, aziende del turismo e del turismo organizzato che da tempo evidenziano come la posta in gioco sia altissima. In mancanza di un intervento urgente si rischia, infatti, il collasso del settore, con fallimenti a catena e la perdita, già a giugno, di 50 mila posti di lavoro. “I tour operator e le agenzie di viaggio lavorano con 4-5 mesi d’anticipo e normalmente a maggio hanno già sviluppato il 70% del fatturato dell’anno, ora azzerato con le cancellazioni per il 2020”, si legge nell’appello. “Quando gli altri settori produttivi e di servizi potranno riaprire le attività, ricominceranno a produrre fatturati. Ma il settore del turismo organizzato, se non riceverà immediatamente ossigeno per un ammontare stimato di almeno 750 milioni di euro a fondo perduto entro giugno, non potrà probabilmente ripartire e garantire l’occupazione”.
 
Il rischio, prosegue l’appello, è che se “le imprese del turismo, del turismo organizzato e degli eventi, che gestiscono viaggi dei nostri connazionali in Italia e all’estero e i flussi incoming degli stranieri nel nostro Paese, saranno costrette a imboccare la strada del dissesto, si favorirà l’ingresso nel mercato italiano degli operatori esteri del settore, con una perdita di valore economico, di capacità di gestione della filiera turistica e di identità che stravolgerebbe gli equilibri di questa eccellenza del Made in Italy”.

Fonte= LA REPUBBLICA 18/04/20