Astoi Confindustria viaggi
La qualità alla guida del turismo
Rassegna stampa Astoi
LA REPUBBLICA AFFARI E FINANZA - Il turismo sull'orlo dell'abisso fatturati in calo fino al 90%

LA REPUBBLICA AFFARI E FINANZA - Il turismo sull'orlo dell'abisso fatturati in calo fino al 90%

09 Novembre 2020

La ripresa vissuta in estate e la cassa integrazione non basteranno a salvare i bilanci di tour operator e alberghi E la debolezza patrimoniale di molte aziende rischia di costringerle a un ridimensionamento, quando si potrà riaprire

Per ora è meglio fare tesoro delle parole del poeta Rainer Maria Rilke, quando diceva che il solo vero viaggio è quello interiore. Di altri, per il momento, non se ne vedono all'orizzonte. L'ultimo decreto del governo ribadisce il de profundis per il turismo italiano. Che, con l'indotto, arriva a contare il 17% del Pil. Così, archiviato il sottoutilizzato bonus vacanze, ora è la volta dei decreti legge a sostegno del settore. Ma mentre i soldi non arrivano, lievita solo il numero di chi ha perso il lavoro. Taglia corto Pier Ezhaya, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, l'associazione dei tour operator: «Finalmente con il decreto Ristori sono stati stanziati 380 milioni a sostegno di tour operator e agenzie di viaggio, che si sommano ai 245 assegnati con i decreti Cura Italia e Rilancio. Peccato che i soldi siano stanziati ma non ancora erogati: se non arriveranno al più presto potrebbe essere tardi per tante imprese». I numeri sono impietosi. Per Astoi, che rappresenta oltre il 90% degli operatori italiani, l'estate 2020 segna un meno 90% in volume d'affari rispetto all'estate 2019 e le stime sulla stagione invernale e la chiusura dell'anno in corso indicano un meno 95%. Mentre Federalberghi si aspetta in tutto il 2020 un calo di 14 miliardi dei ricavi, pari al 57% in meno rispetto al 2019, e pochi si aspettano una ripresa prima di primavera. «Tra frontiere impermeabili, eventi sospesi, ristoranti chiusi e smart working, è difficile trovare qualcuno che prenoti un soggiorno o compri un volo», afferma il presidente di Alpitour, Gabriele Burgio. Il gruppo, che sta adeguando la compagine societaria alla nuova situazione di mercato, stima di chiudere il 2020 con un fatturato di circa 750 milioni, dai 2 miliardi del 2019. «Non si è mai visto nulla di simile, siamo nel mondo dell'incredulità. Abbiamo tutto chiuso e, a oggi, non riesco a pianificare i prossimi mesi», dice Burgio. Alpitour, a regime, conta su 4.500 strutture come tour operator, 17 nell'area hotel (Voihotels) tra proprietà e altre formule, più 12 aerei Neos che, per ora, vola con un unico cargo di merci sanitarie dalla Cina all'Italia. Agosto è stato un miraggio. Alcune località erano sì piene ma il 70% delle strutture nelle città d'arte e il 20% al mare e in montagna non hanno riaperto. «Seguendo i protocolli di sicurezza, la scorsa estate abbiamo aperto 20 villaggi con il 90% di presenze, eppure abbiamo perso il 60% del fatturato perché la stagione è iniziata 40 giorni dopo, il numero di camere era ridotto e i costi sono lievitati, a cominciare dal fatto che tutti i clienti erano serviti ai tavoli», commenta Graziano Debellini, presidente di TH Resorts. Il gruppo, partecipato da Cdp al 46%, conta su 30 strutture tra hotel e villaggi e aveva chiuso il 2019 con 100 milioni di ricavi ma le stime per il 2020 viaggiano su un 60% in meno: «Se non decolla la stagione invernale dobbiamo far partire la cassa integrazione. Ma voglio essere ottimista, perché abbiamo bei progetti in corso e puntiamo a raddoppiare il fatturato nei prossimi tre anni», aggiunge Debellini. Anche il gruppo austriaco Falkesteiner, che in Italia ha otto alberghi e intende aprirne altri sei entro il 2023, vede ricavi giù del 45%: «Molto dipenderà dall'inverno», dice il ceo Otmar Michaeler, che ha adottato politiche sempre più flessibili nelle cancellazioni e rigidi protocolli di sicurezza. Per Nicola Risatti, presidente Blu Hotels, 30 strutture tra hotel e villaggi, si parla di un meno 50% dei ricavi «ma, data l'elasticità dei costi variabili e l'uso di cassa integrazione e lavoro in remoto, il calo dei costi è stato proporzionale. Speriamo di aprire il prossimo dicembre». Così Veratour, 40 strutture ricettive sparse tra Europa, Africa, Asia, Centroamerica e Italia: «Siamo felici che siano aumentati i fondi per il turismo ma quando li pagheranno? Abbiamo chiuso il 2019 con un fatturato di 252 milioni e profitti per 14 milioni. La stima per quest'anno è un calo dei ricavi dell'80%. Mi sembra evidente che per la prima volta non riusciremo a generare utili», afferma il direttore generale Stefano Pompili. Il blocco degli spostamenti sta facendo registrare un rosso a doppia cifra anche per catene come Hilton o Mariott che lavorano molto con i congressi. Parla chiaro Francesco Brunetti, managing director di Starhotels, quando dice «i recenti Dpcm ci hanno costretto a dimezzare gli hotel aperti, eravamo arrivati a riaprire l'85% delle strutture. La contrazione dei ricavi si attesta intorno all'80%, ma continuiamo a perseguire opportunità per mantenere aperti gli alberghi. I sussidi, con il limite di 800 mila euro per azienda, ci penalizzano. La sola esenzione Imu per il 2020 e il beneficio Irap superano ampiamente la soglia, pregiudicando la possibilità di ottenere altri aiuti». Il paradosso è che mai come ora l'Italia ha preso coscienza del peso economico del turismo. Osserva Debellini: «È la prima volta che si è percepito quello che realmente vale. Ci si è però anche accorti che è un mondo frammentato e che non riesce ad esprimere forza politica. La montagna di emendamenti richiesti dimostra che c'è scarsa conoscenza delle sue dinamiche. Occorre un dialogo e una collaborazione tra i 33 mila alberghi italiani e chi decide i contributi. Ad esempio esiste la possibilità di usufruire di finanziamenti europei fino a 3 milioni sui costi fissi, che però non sono stati ancora recepiti dal nostro Paese». Per Franco Gattinoni, presidente del gruppo Gattinoni, «se la previsione del fatturato 2020 prima dell'emergenza era di 395 milioni, oggi è di un meno 78%. Abbiamo 450 dipendenti diretti, 32 agenzie di proprietà e 1.500 agenzie con contratto di affiliazione commerciale, e oggi solo il 20% è operativo. Perdiamo 600 mila euro al mese, pur usando la cassa integrazione. A oggi, un'azienda come la nostra non ha preso un contributo. Il sistema del turismo dovrebbe ridurre il numero di associazioni e essere più compatto. E il governo dovrebbe dare concretezza alle parole e creare meccanismi più snelli». Del resto il turismo ha, in questa fase, un enorme problema di liquidità «che non può essere risolto con anticipazioni da parte degli operatori in attesa del recupero con il credito d'imposta. Come sistema siamo tornati al fatturato di 20 anni fa», osserva Debellini. «Paesi come la Francia e la Germania hanno riservato un'attenzione che non ha paragoni con quanto anche solo annunciato in Italia, e che permetterà loro di ripartire più velocemente e in modo più competitivo di noi», afferma Marco Peci, direttore commerciale di Quality Group, gruppo di tour operator cui fanno capo 9 brand, che ha chiuso il 2019 con un volume d'affari di 165 milioni e prevede un 2020 a meno 90%. Quale sarà dunque il destino del turismo organizzato? «Cambierà e ne ricaverà beneficio. La vacanza è un bene prezioso e nelle mani dei professionisti è tutelata, come si è visto nell'emergenza. Quindi il settore ne uscirà bene come modello, ma ridimensionato, perché la struttura patrimoniale non è forte. La crisi durerà anche nel 2021 e solo nel 2022 vedremo qualche concreto segnale di ripresa», ammette Ezhaya.

Fonte = LA REPUBBLICA AFFARI E FINANZA 09/11/20