Allarme rosso da Federturismo che, a nome dei venti settori della filiera turistica che rappresenta, chiede lo stralcio fiscale per l’intero anno 2020, l’abolizione della Tari e maggiori dettagli sulle tempistiche delle misure a sostegno di un comparto che – si legge nella nota della federazione – evidenzia una sofferenza ormai insopportabile.

Per la presidente designata di Federturismo, Marina Lalli, «la cura che serve al Paese non può consistere in provvedimenti tampone e in misure che non servono alle aziende: il bonus vacanza così come è stato concepito non è un aiuto ma un aggravio. È inammissibile chiedere agli operatori, in un momento in cui hanno un grande bisogno di liquidità, di anticipare l’80% al cliente».

Il grido di aiuto arriva innanzitutto dal turismo organizzato e dal mondo degli eventi, che conta qualcosa come 13mila imprese. «Da tempo abbiamo fornito numeri chiari e proposte concrete, analisi e previsioni realistiche, che sono state puntualmente trasmesse a tutti gli interlocutori politici – dichiara Nardo Filippetti, presidente di Astoi – È necessario introdurre alcune modifiche sostanziali al decreto, che possiamo riassumere in quattro punti: incremento del fondo per il turismo organizzato; prolungamento della cassa integrazione in deroga fine a fine anno; fruizione del tax credit vacanze anche per l’ acquisto di pacchetti turistici; eliminazione del limite di 5 milioni di euro relativo al credito di imposta per gli affitti anche per tour operator, agenzie e organizzatori di eventi».

Pesante anche il commento del presidente di Aidit, Domenico Pellegrino: «A fronte dei miliardi annunciati, degli strumenti di liquidità solo teorici, alle agenzie di viaggi e al turismo organizzato sono destinati 25 milioni di euro da dividere tra oltre 12mila aziende. Risorse minime e direi offensive per il lavoro e la passione che tante donne e uomini continuano a mettere in questo meraviglioso settore».

Ma quello di Federturismo è un coro a più voci, come quella di Stefano Gardini, presidente Atri: «Le locazioni rappresentano per tutto il settore il costo fisso più importante e critico. Avere benefici fiscali concreti e accessibili su tale voce di spesa è condizione essenziale per una ripartenza solida e capillare, salvaguardando sia i posti di lavoro che gli investimenti per la ripresa in ottica prospettica». E ancora, Luigi de Montis, presidente Federcatering: «Il nostro settore pare sia escluso dalle agevolazioni previste per diverse tipologie di inquilini: per questo auspichiamo di poter beneficiare anche noi del credito d’imposta del 60% già riconosciuto alle imprese del settore turismo per il periodo di lockdown, oltre alla revisione dei canoni futuri in rapporto agli effettivi volumi di attività sino al ritorno ai livelli pre crisi e all’allungamento delle subconcessioni. L’altra delusione riguarda gli ammortizzatori sociali».

In sofferenza, anche tutto il termalismo, come sottolinea Massimo Caputi, numero uno di Federterme: «Per il settore termale la proroga del Fondo di integrazione salariale deve avvenire con le stesse modalità che l’articolo 68 del decreto stabilisce per il turismo, senza soluzione di continuità fino al 31 ottobre 2020». Infine, urge un cambio di passo anche per gli alberghi, avverte Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Confindustria Alberghi: «Il decreto Rilancio è arrivato tardi e le misure, potenzialmente utili nelle prime fasi della crisi, oggi appaiono appannate e insufficienti. Stiamo reagendo a una crisi che va molto più veloce rispetto ai tempi di reazione della politica. Sul Recovery Fund, ad esempio, ci domandiamo quando si arriverà a sciogliere il nodo europeo e temiamo, comunque, tempi troppo lunghi per la sua attuazione».