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IL RESTO DEL CARLINO - Il salto indietro del turismo «Siamo tornati a 50 anni fa»

IL RESTO DEL CARLINO - Il salto indietro del turismo «Siamo tornati a 50 anni fa»

20 Marzo 2020
Un passo indietro di mezzo secolo. A cancellare cinquant'anni di crescita del turismo sarà l'effetto del Coronavirus che non ha chiuso gli alberghi, ma tutto il resto e soprattutto fatto sparire i turisti. A lanciare l'ennesimo allarme su un'industria che vale oltre 90 miliardi, il 13% del Pil e 3 milioni posti di lavoro, è stata ieri Cst per Assoturismo Confesercenti. Anche immaginando una risoluzione «veloce» (con un graduale ritorno alla normalità da maggio), il 2020 infatti vedrebbe una riduzione di oltre 260 milioni di presenze (-60% sui record del 2019) a quota 172, livelli che si registravano a metà anni Sessanta. E la ripresa del mercato non avverrà prima del 2021. Intanto il settore vedrà sfumare 29,1 miliardi di spesa turistica e quasi la metà della perdita dei consumi (14,4) colpirebbe bar e ristoranti L'Italia perderà milioni di vacanzieri (6,4 miliardi in meno), il commercio (5,1) e trasporti e autonoleggio (2,9). Le previsioni di Assoturismo confermano altri numeri drammatici per il settore come quelli contenuti nell'analisi del Cerved: nello scenario peggiore, gli alberghi perderebbero quest'anno il 73% dei ricavi e le agenzie di viaggio e i tour operator quasi il 69%. Ma nella migliore delle ipotesi (un'uscita più rapida dall'emergenza Coronavirus), il settore dei tour operator, spiega Pier Ezhaya, consigliere delegato di Astoi-Confindustria Viaggi, perderebbe almeno un miliardo sui 3,5 del giro d'affari. «Non so se il turismo tornerà indietro di mezzo secolo aggiunge Ezhaya -, ma in questo momento è quasi tutto fermo, con cali delle prenotazioni del 95%. Bisognerà vedere come e quando ripartirà l'attività dei villaggi che in genere aprono tra fine maggio e inizio giugno». L'emergenza virus rende nere anche le previsioni per una delle capitali del turismo, Rimini, dove i sindacati hanno lanciato l'allarme per le sorti di 20mila lavoratori stagionali. «Qualche coraggioso, i clienti fedeli, che prenota c'è racconta Patrizia Rinaldis, presidente di Federalberghi Rimini ma il futuro è incerto». Per questo, gli aiuti inseriti nel decreto Cura Italia per il turismo sono ritenuti utili, ma insufficienti. «Rischiano di essere solo un palliativo», avverte Vittorio Messina, presidente di Assoturismo, che chiede interventi più incisivi e la creazione di un Fondo di crisi per il settore. Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, invece, apprezza la norma sui voucher ma auspica forme di ristoro per le aziende danneggiate e incentivi agli italiani che faranno le vacanze nel Bel Paese.

Fonte = IL RESTO DEL CARLINO 20/03/20