Astoi Confindustria viaggi
La qualità alla guida del turismo
Rassegna stampa Astoi
GUIDA VIAGGI - Corridoi turistici alla base del rilancio

GUIDA VIAGGI - Corridoi turistici alla base del rilancio

07 Ottobre 2020
Riaprire alcuni corridoi turistici con l'estero. E' questa la priorità per poter ripartire, altrimenti
" oggi non si riparte da nulla" . E' quanto asserisce Pier Ezhaya , presidente Astoi Confindustria Viaggi . La situazione al momento vede " le destinazioni vendibili molto limitate: l'Italia con itinerari e il prodotto montagna/neve che sappiamo, però, essere molto disintermediato - osserva il manager -. Per l'estero al momento è possibile solo andare alle Canarie. Tra qualche settimana si tornerà allo spettro del fatturato zero ". Per questo Astoi ha attivato un canale di comunicazione con il ministero degli Affari Esteri " per aprire corridoi turistici secondo protocolli condivisi da implementare ". Alla luce di ciò, come si ritarano le programmazioni nel post-Covid? Ezhaya spiega che " quando saranno riattivati progressivamente i corridoi turistici dovranno trascorrere alcuni mesi per far aumentare la domanda e quindi iniziare a riprogrammare in modo più strutturato. Tra la ripartenza e l'andamento normale sono necessari 45-60 giorni di 'riscaldamento' quindi deve essere chiaro che anche qualora venissero riaperti dei corridoi turistici occorrono circa 2 mesi di ravviamento ", fa presente il manager. Sposta l'attenzione su un altro aspetto della questione Marina Lalli , presidente di Federturismo Confindustria . A suo dire per stimolare la domanda sarebbe opportuno "abbassare almeno per sei mesi l'aliquota Iva. Un provvedimento già adottato in Germania, di cui si sta discutendo nei principali Paesi europei e che sarebbe auspicabile venisse inserito nel piano al quale il governo sta lavorando ", afferma convinta. Le
urgenze Oltre alla questione dei corridoi turistici, un'altra priorità messa in luce da Astoi " è il rifinanziamento del Fondo ai t.o. e adv anche alla luce degli avanzi che potrebbero derivare dal bonus vacanze ". In linea il pensiero di Lalli nel momento in cui afferma che: " Il turismo ha bisogno di liquidità, finanziamenti e prestiti da poter restituire in tempi lunghi. Ci saremmo aspettati interventi più concreti ed avremmo preferito che il Governo avesse utilizzato subito le risorse come cassa per le aziende sotto forma di sgravi fiscali e aiuti a fondo perduto ", ammonisce Lalli. Gli orizzonti Alla luce di ciò quali sono gli scenari ipotizzabili? Si parte dal fatto che quest'anno " il desiderio di vacanza si prolunga fino all'autunno - dice Lalli - e le previsioni lasciano ben sperare perché, ancora un bel numero di italiani ha in programma di concedersi un break in questa stagione ". Però è necessario " incentivare il ritorno dei turisti
stranieri, soprattutto nelle città d'arte". Per farlo bisogna "r imuovere le forti restrizioni di viaggio attraverso protocolli internazionali concordati tra i vari governi che prevedano test rapidi ai viaggiatori in partenza e contemplino una riduzione dei periodi di quarantena ".
Numeri alla mano le stime prevedono che nel 2020 i visitatori internazionali che soggiorneranno in Italia " diminuiranno del 58% e i pernottamenti di 126 milioni rispetto al 2019. La ripresa dei flussi dipenderà in gran parte dall'allentamento delle restrizioni e privilegerà i viaggiatori europei in particolare tedeschi, svizzeri e francesi. Tra quelli long haul potremo contare sui russi ". Il futuro del tour operating Guardando il versante produzionedistribuzione
ci si chiede se avverrano dei cambiamenti nel rapporto tra le parti? Ezhaya accenna ad un " probabile cambiamento nella numerica ", ma a parte ciò auspica che possa aumentare " la collaborazione ". C'è la consapevolezza che la filiera " dovrà mostrarsi compatta e superare schemi di parte a favore del bene comune ". Nello specifico del tour operating, non si vedono " possibilità di maggiori concentrazioni in quanto già avvenute negli
anni passati - ricorda il manager -, oggi è difficile immaginare che qualcuno possa operare delle acquisizioni. Forse sarà possibile qualche fusione ". Non sono poi così infondati i timori che il nostro settore possa diventare preda di investitori esteri. " Il rischio teorico sarebbe alto data la situazione - osserva il manager -, ma dobbiamo considerare che anche all'estero i più importanti gruppi turistici non sono in situazioni migliori della nostra. Per quanto riguarda il
possibile interesse di fondi esteri escludiamo che in questo momento possano decidere di investire sul tour operating in particolare, riteniamo più probabile un interessamento per gli asset alberghieri ", conclude Ezhaya.

Fonte = GUIDA VIAGGI 07/10/20