Astoi Confindustria viaggi
La qualità alla guida del turismo
Rassegna stampa Astoi
GUIDA VIAGGI - Astoi: "La filiera dovrà mostrarsi compatta"

GUIDA VIAGGI - Astoi: "La filiera dovrà mostrarsi compatta"

09 Ottobre 2020
Senza l’attivazione di almeno alcune destinazioni per gli operatori si prefigura un anno a fatturato zero, ammonisce il presidente Pier Ezhaya - di Stefania Vicini

"Oggi non si riparte da nulla se non ci sarà la possibilità di riaprire alcuni corridoi turistici con l’estero". Pier Ezhaya, presidente Astoi Confindustria Viaggi, lo dice molto chiaramente. La situazione attuale vede una "stagione estiva che sta volgendo al termine e le destinazioni vendibili sono molto limitate: l’Italia con itinerari e il prodotto montagna/neve che sappiamo, però, essere molto disintermediato. Per l’estero al momento è possibile solo andare alle Canarie. Tra qualche settimana si tornerà allo spettro del fatturato zero", ammonisce il manager. Da qui Astoi ha attivato un canale di comunicazione con il Ministero degli Affari Esteri "per aprire corridoi turistici secondo protocolli condivisi da implementare", annuncia il manager. 

L'autunno-inverno

Alla domanda su quali scenari si prefigurino per l’autunno-inverno, Ezhaya riporta il discorso al punto di partenza, ribadendo: "Dipende sempre dall’apertura dei corridoi turistici. Senza l’attivazione di almeno alcune destinazioni per gli operatori si prefigura un anno a fatturato zero. Per questa ragione confidiamo che si possa arrivare a una soluzione che da un lato assicuri la massima sicurezza per i viaggiatori, dall’altra permetta alle imprese turistiche di salvarsi con le proprie forze e il proprio lavoro", afferma a Guida Viaggi. 

Il bilancio estivo

Nel tracciare un blancio della estate, il presidente Astoi fa presente che si registra "una contrazione dei volumi totali sulla stagione pari al 90% rispetto allo scorso anno. Dopo il lockdown, gli operatori si aspettavano di poter riaprire diverse destinazioni ed avevano anche programmato i voli su diverse mete. Le restrizioni europee hanno poi riportato tutto a una ben altra realtà escludendo, di fatto, le mete extra Schengen e riducendo la programmazione degli operatori su Italia, Grecia e Spagna".
Si possono tirare le somme e affermare "che l’Italia ha fatto cappotto, conquistando oltre l’80% di share delle 3 destinazioni; evidentemente il fenomeno del covid ha spinto molti nostri connazionali a scegliere, anche per un fatto sanitario e di distanza psicologica il Belpaese. L’Italia ha quindi risposto molto bene sebbene mutilata dell’inizio di stagione, da metà maggio ai primi di luglio". Grecia e Spagna hanno avuto "una domanda molto inferiore alle aspettative e la decisione di Ferragosto di imporre il tampone al rientro ha definitivamente fiaccato una già flebile domanda".

Ezhaya fa presente che "non bisogna dimenticare che solo una parte di operatori programma l’Italia e il Mediterraneo e ha quindi potuto beneficiare di un piccolo supporto dato dalla stagione estiva. Molte realtà programmano il lungo raggio, con circuiti itineranti, per non parlare di tutto il segmento dei viaggi studio che è letteralmente rimasto al palo da marzo. Una riflessione a parte merita il segmento delle crociere che, in attesa di autorizzazioni, è rimasto praticamente fermo fino alla fine agosto". 

Il rapporto produzione-distribuzione

Alla luce di ciò, come cambierà il rapporto produzione-distribuzione? A suo dire, a parte un "probabile cambiamento nella numerica auspichiamo che possa aumentare la collaborazione - afferma -. Per avere maggiori tutele, relazioni stabili e forti con le istituzioni e il Governo, la filiera dovrà mostrarsi compatta e superare schemi di parte a favore del bene comune". Dal canto suo Astoi continuerà "a lavorare in questa direzione così da essere promotore nel perseguire obiettivi comuni. Dobbiamo avere una voce forte e univoca, che possa essere ascoltata con l’attenzione che merita". 
Guardando il versante del tour operating ci potrà essere un ridimensionamento delle parti o una maggiore concentrazione? "Non vediamo alcuna possibilità di maggiori concentrazioni nel mercato in quanto già avvenute negli anni passati ed oggi è difficile immaginare che qualcuno possa operare delle acquisizioni - osserva -. Forse sarà possibile qualche fusione. Peraltro, è vero che la crisi è dura, ma il segmento si è già ridimensionato progressivamente negli anni, riteniamo, quindi, che i tour operator siano in grado di resistere. Certo - aggiunge - dipenderà molto anche dalla durata della crisi e dai supporti futuri da parte delle istituzioni in caso di un prolungamento del blocco delle destinazioni e quindi della domanda". 

Pensate che il nostro settore potrà diventare “preda” di investitori esteri? "Il rischio teorico sarebbe alto data la situazione, ma dobbiamo considerare che anche all’estero i più importanti gruppi turistici non sono in situazioni migliori della nostra". Per quanto riguarda il possibile interesse di fondi esteri esclude che in questo momento "possano decidere di investire sul tour operating in particolare, riteniamo più probabile un interessamento per gli asset alberghieri".

Fonte = GUIDA VIAGGI 09/10/20