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LA REPUBBLICA / AFFARI E FINANZA - Carissima estate

LA REPUBBLICA / AFFARI E FINANZA - Carissima estate

06 Giugno 2022
La macchina dei viaggi e delle vacanze si è rimessa in moto. Ma l'impennata dei costi rischia di rovinare la festa ai turisti e di comprimere i margini delle imprese, appena uscite dall'incubo del Covid

Raffaele Ricciardi

Da bambini, sulle cartoline, scrivevamo «saluti salati». Torneremo a farlo, nei post di Instagram o nei commenti sui blog di viaggi, ma con una diversa accezione: sarà un'estate di rincari. L'inflazione che partiva dalla forte ripresa post-Covid e si è messa a galoppare con l'invasione russa in Ucraina, non risparmierà le ferie degli italiani. Ma se il conto di fine villeggiatura sarà più alto, non brindano certo gli operatori del settore: temono di restare schiacciati tra gli aumenti dei costi vivi, dalle bollette elettriche degli alberghi ai voli dei tour operator, e la possibilità di riversarli solo in parte sulle ricevute staccate. Proprio ora che il ritmo di partenze e prenotazioni rischiara l'uscita dal tunnel lo spauracchio dei prezzi raffredda gli entusiasmi.

La macchina dei viaggi, è la buona notizia, si sta rimettendo in moto. Un'indagine di Demoskopica per Federturismo stima poco più di 92 milioni di arrivi e 343 milioni di presenze, tra italiani e stranieri, per il 2022: 43 e 35% sopra l'anno scorso. La spesa è vista a 26 miliardi, in crescita dell'11,8%. «Un rimbalzo notevole ma ancora parziale: mancano i russi, che valevano il 2% del traffico, e ancora gli arrivi dall'Asia», spiega la presidente della Confindustria delle vacanze, Marina Lalli. I flussi internazionali verso il Belpaese stanno riprendendo, soprattutto grazie agli americani: i dati ForwardKeys per giugno dicono che i bliglietti aerei fermati verso l'Italia sono otto volte superiori allo scorso anno, con la sola Spagna avanti a noi. Anche gli italiani si organizzano. Una elaborazione di Volagratis per A&F segnala che le prenotazioni online di volo e hotel per luglio-agosto sono salite del 363% sul 2021.
«Tra aprile e maggio le prenotazioni per le vacanze estive si sono allineate ai numeri del 2019», dice Pier Ezhaya, presidente Astoi, l'associazione dei tour operator. «Certo, nei primi tre mesi del 2022 il mercato era ancora congelato e manca quel "magazzino" di prenotazioni: da inizio anno siamo ancora un 30% sotto i livelli pre-Covid, ma leggiamo positivamente i numeri solidi che ci arrivano nelle ultime settimane».
Se l'ottimismo è tornato, il problema dei costi preoccupa tanto i vacanzieri quanto la filiera. Gli ultimi dati Istat sui prezzi di maggio (+6,9% l'indice generale) segnalano le prime, forti, tensioni. Le voci legate ai viaggi si prendono un posto al sole tra i rincari top. Vincono i voli internazionali (+103,3% annuo il mese scorso), poi il trasporto marittimo, l'affitto di posti auto e il noleggio di mezzi di trasporto e i voli nazionali si piazzano nell'intorno del +22%. In prospettiva, per l'Unione nazionale consumatori «è allarmante» il +14,1% di alberghi, motel e pensioni. Per chi ha in mente di raggiungere le coste o le montagne in auto, la benzina è un grattacapo. La scorsa settimana la verde al servito è tornata a vedere i 2 euro. Un pieno da 50 litri sfiora oggi 100 euro mentre di questi tempi l'anno scorso eravamo sotto gli 80 euro.
Il catalogo prosegue. Il Codacons calcola che una giornata al mare (ombrellone e due lettini, panini, acqua, gelato e caffè) per una famiglia costi quest'anno 97 euro, il 12% in più del 2021. E avverte che di qui ad agosto «potrebbero esserci altre brutte sorprese, con il perdurare dell'inflazione». Federconsumatori mette in conto un rincaro del 67% per il noleggio di un'utilitaria in una settimana di fine giugno: 634 euro contro i 379 di un anno fa. E chi guarda alle case-vacanza sappia che su Rentalia, sito di villeggiatura del portale Idealista, si è passati da 29 euro/persona/notte dello scorso anno ai 40 di quest'anno. Un +38% dovuto dall'aumento della domanda (+23% ad aprile 2022 rispetto all'anno prima) a fronte di un calo dell'offerta del 10%. Il ritornello è sempre lo stesso: «Tutto lascia pensare a un'estate record. Ma attenzione ai prezzi, che potrebbero essere un ostacolo a questa crescita», dicono dal portale.
Difficile fare un conto complessivo: «Fondamentale è la tipologia di viaggio scelto - spiega Ezhaya - Il caro-carburante pesa particolarmente sui costi dei voli a lungo raggio, con un effetto sul pacchetto vacanze complessivo maggiore». In media, ammette, «un aumento dei prezzi per quest'estate tra il 10 e il 15%, con picchi superiori, è da mettere serenamente in conto».
Forchetta condivisa da Franco Gattinoni, presidente dell'onomimo gruppo e della Federazione turismo organizzato di Confcommercio, che pure legge «nei clienti la voglia di tornare a viaggi veri, sugellata anche dalla presenza fisica nelle agenzie, che non registravamo da anni». Stime in linea anche con Volagratis, che parla di una spesa media di 1.870 euro per i pacchetti estivi (+15% sul 2021 e +4% sul 2019) a fronte di una durata media ferma a sette giorni. Ma «attenzione a scaricare le colpe degli aumenti su chi li subisce per primo - lamenta Lalli - visto che le origini stanno fuori dalla filiera». Dettaglia Gattinoni: «Il caro-carburanti ci preoccupa. È un problema globale che si diffonde in mille rivoli: per i nostri partner italiani, compagnie aeree, alberghi e tour operator, cosi come quelli esteri. Chi organizza tour in pullman negli Usa ci riporta di aumenti esorbitanti. Gli operatori cercano di assorbire i costi - chiosa - anche a scapito della loro marginalità». Una storia già scritta nei grafici della Borsa. L'indice Dow Jones sul settore turistico americano, partito lancia in resta nel 2022, è ora ampiamente in ribasso. I principali titoli delle compagnie di crociere e delle aviolinee hanno perso quota negli ultimi tempi: il mix di incrementi dei costi, timori su uno stallo dei consumi come reazione, e lockdown cinesi (ora in via di soluzione) ha depresso le prospettive, prima sostenute dalla diffusa voglia di libertà.
Gli addetti ai lavori temono «di finire in un paradosso: più turisti ma redditività peggiore - pronostica la presidente di Federturismo - Gli aggiustamenti dei prezzi finali non bastano certo a un albergo o una struttura termale per compensare il boom della bolletta anergetica», esemplifica. Le imprese che sono riuscite a riemergere dal Covid sono più deboli: hanno contratto debiti, pur agevolati dal governo, che ora devono iniziare a restituire. E la compressione dei margini rischia di rimetterle sott'acqua dal punto di vista finanziario. Affanni che rischiano di far perdere competitività alle nostre aziende.
Ezhaya spiega cosa sta accadendo, ad esempio, tra i tour operator: «L'Egitto sta vivendo un forte ritorno, come meta alternativa alle coste italiane o al Mediterraneo, perché vicina, con clima favorevole e prezzi molto contenuti». Una perfetta valvola di sfogo anti-inflazione, dunque. Lì, però, gli operatori lavorano bloccando con grande anticipo pacchetti di camere e hotel. «Questo richiede un importante impegno finanziario, che soggetti meno colpiti dalla pandemia come i tedeschi riescono a sostenere meglio di noi che siamo più magri del pre-Covid».
A ciò si aggiunge la mancanza di manodopera, emergenza numero due dopo l'inflazione. A fine maggio la Federturismo ha messo nero su bianco, in risposta a una richiesta del Ministero del Turismo, le stime di buchi nel personale: carenza tra il 10 e il 15% di stagionali nell'ospitalità, del 30% nella ristorazone, di 3-5mila autisti di bus e linee di granturismo, tra il 10 e il 20% per gli impianti a fune per un conto totale di oltre 300mila addetti mancanti.

Fonte = LA REPUBBLICA / AFFARI E FINANZA 06/06/22