Astoi Confindustria viaggi
La qualità alla guida del turismo
Rassegna stampa Astoi
Avvenire - «Il turismo c'è. La politica no»

Avvenire - «Il turismo c'è. La politica no»

24 Ottobre 2013


L'accusa di Patanè (Federviaggio): governo latitante, ora le risposte

Dal nostro inviato a Rimini Giuseppe Matarazzo

 Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica di cosa ha bisogno il Paese, perché lo sappiamo. Abbiamo bisogno di risposte. Le imprese e le idee ci sono. È la politica che manca, è inesistente. Il turismo è un settore da campagna elettorale: tutti parlano delle grandi opportunità. Poi cala il silenzio». È duro Luca Patanè, presidente di Confturismo-Federviaggio, al vertice anche del colosso Uvet-American Express, dai padiglioni della Fiera di Rimini, per il Ttg Incontri, il più importante appuntamento per gli operatori del settore (oltre 2.400 imprese turistiche internazionali presenti) che si è svolto la scorsa settimana nella città romagnola. Un comparto industriale e commerciale che conta: nel 2012 il contributo del turismo al Pil è stato di 161 miliardi di euro (il 10,3%), impiegando l'11,7% della forza lavoro. Una risposta a distanza al ministro del Turismo, Massimo Bray, che poco prima aveva inaugurato la kermesse: «Il turismo è importante per la crescita del Paese e questo governo ne riconosce l'importanza strategica», mettendo sul piatto le iniziative che intende porre in essere per rilanciare il settore, a partire da un fondo nazionale per le piccole e medie imprese turistiche e la possibilità di riattivare i buoni vacanza attraverso uno stanziamento di 5 milioni di euro.

La discussione s'intreccia con le notizie che arrivano dalla legge di stabilità, le nuove misure per le imprese e il nuovo corso che si vuole dare all'economia del Paese ormai piegato dal calo dei consumi interni, con il potere d'acquisto delle famiglie ai minimi. «A una prima analisi della legge di stabilità non emergono indicazioni concrete - continua Patanè - . Temi quali agevolazione fiscale e diritto al lavoro non vengono assolutamente contemplati, anzi sembrerebbero addirittura penalizzati. Lo stanziamento ipotizzato di 50 milioni di euro per il turismo è una mancia della quale non abbiamo bisogno». E aggiunge: «Il Paese ha bisogno di uno choc fiscale. Altrimenti non ci svegliamo. Dobbiamo ridare i soldi alla gente che deve ritrovare la fiducia e la speranza. Deve avere la possibilità di spendere e rimettere in moto i consumi». A frenare il turismo italiano sono in effetti proprio gli italiani. Lo dimostrano gli ultimi numeri. «L'andamento del turismo alberghiero italiano da giugno ad agosto conferma il punto di frenata della crisi, pur lasciando sul campo perdite di fatturato e diminuzione di occupati», afferma il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. «Il trimestre estivo - aggiunge - ha registrato un +0,8%, determinato da un -2,7% di clientela italiana e da un +4,7% di quella estera. Ma il giro d'affari anche nel 2013 subirà una flessione quantificabile al momento almeno in un - 8%, per il calo generalizzato dei prezzi».

E c'è un mondo che si muove sempre di più e che l'Italia rischia di non intercettare al meglio, proprio alle porte dell'occasione più importante, l'Expo di Milano 2015. I turisti internazionali nel mondo tra gennaio e agosto sono arrivati alla cifra record di 747 milioni, il +5% rispetto al 2012. Questo grazie soprattutto ai buoni risultati conseguiti in Europa, in Asia-Pacifico e in Medio Oriente, come rileva l'Organizzazione mondiale del turismo. L'Europa, con il 5% degli arrivi in più nei primi 8 mesi del 2013, pari a circa 20 milioni di turisti, è tra le aree che più hanno goduto di questa crescita. In particolare, l'Europa centrale e dell'Est hanno visto un aumento degli arrivi del 7%, l'Europa meridionale e mediterranea del 6%. L'Italia saprà intercettare questo flusso? Bray ha ricordato che il ministero sta lavorando con Enit per predisporre la promozione di un piano ad hoc: «Il successo dell'Expo sarà quello di proiettare i turisti in tutte le regioni italiane. Il vero obiettivo deve essere descr