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Turismo: vale 160 mld e può raddoppiare, ma l'Italia non ci crede

Turismo: vale 160 mld e può raddoppiare, ma l'Italia non ci crede

08 Ottobre 2014

E' uno dei pochi settori in Italia con un segno 'più' davanti alle statistiche, cresce del 5% all'anno, ma perde terreno nella gara con i concorrenti: la Spagna aumenta dell'11% e la Francia ha ogni anno il doppio dei turisti dell'Italia. Il fatturato annuale, compreso di indotto, è di 160 miliardi di euro e nel settore lavorano 2,3 milioni di persone. Numeri giganti che potrebbero "raddoppiare" se solo si premesse sull'acceleratore, parola di Renzo Iorio, presidente di Federturismo - Confindustria. Accelerare significa "investire - spiega Iorio all'Adnkronos - in politiche culturali che valorizzino il paesaggio come uno degli asset principali della crescita".

Fino ad oggi si è lavorato per "inerzia": forte delle sue bellezze, l'Italia ha rinunciato ad avere una visione complessiva del problema-turismo ed è andata avanti giorno per giorno, perseguendo politiche localistiche. "Per la promozione turistica - spiega - le regioni spendono complessivamente 600-700 milioni di euro all'anno e si affidano agli oltre 13mila enti che in Italia si occupano di promozione". Impossibile, così, fare sistema.

'Potrebbe diventare la gallina dalle uova d'oro del Paese' - Chi insegna Marketing del turismo, come Roberto Comneno d'Otranto, docente dell'Università Milano Bicocca, le chiama "disarmonie". Significa che un turista americano atterrato a Napoli avrà molte difficoltà a visitare il resto del sud perché manca il dialogo tra i diversi enti turistici e non esistono infrastrutture adeguate. Ad esempio, solo nel decreto Sblocca Italia di settembre si parla della tratta ferroviaria tra Bari e Napoli: in 153 anni di unità nazionale, le due più grandi città del sud continentale non sono mai state collegate da un treno diretto.

"La situazione - dice Comneno d'Otranto - è ingessata: i denari non vengono canalizzati nella giusta direzione perché manca il coraggio di dare una svolta". Quello che viene spesso è quasi sprecato. Per questo Iorio auspica una "sacrosanta" spendig review e non vede "il rischio di tagliare germogli promettenti". Le regioni che coltivano i loro interessi sbagliano, ma anche le imprese che si ostinano ad avere una "dimensione locale" rinunciano a moltiplicare le entrate perché non si affidano a marchi internazionali, sinonimo di qualità. E' il paradosso delle piccole e medie imprese italiane che, come dice Cristina Tasselli, direttore della Borsa italiana del turismo, "hanno grande creatività, ma poi non riescono ad internazionalizzare e ad attirare stranieri".

Magda Antonioli, che si occupa di economia del turismo all'Università Bocconi di Milano, spiega che il settore potrebbe rappresentare per l'Italia "la gallina dalle uova d'oro", ma manca la volontà di investire davvero. "Il tavolo sul quale discutere - spiega all'Adnkronos - è a Bruxelles: per costruire un aeroporto e infrastrutture adeguate serve l'autorizzazione europea" e l'Italia da sola può far poco. Il punto è che "abbiamo protetto il tessile, il
siderurgico, aziende cotte e decotte - dice - ma non abbiamo mai investito seriamente nel turismo come asset strategico".

Federturismo, meno rigidità nei contratti e meno tasse

Nei primi sei mesi del 2014 la regione che ha visto il più alto numero di turisti dall'estero è la Lombardia: poco meno di 10 milioni in 6 mesi, certifica la Camera di commercio di Milano, cioè 54mila persone al giorno che hanno dormito per almeno due notti, spendendo 2,6 miliardi di euro. Nel resto d'Italia, ad eccezione del Lazio, numeri nettamente inferiori; perché un altro problema endemico del turismo italiano è la mancata capacità a destagionalizzare i servizi: ''se ne fossimo capaci - spiega Tasselli - potremmo sviluppare tante aree che oggi non lo sono''. Si lavora d'estate, come se un anno durasse tre mesi. "In Italia - dice Comneno d'Otranto - si deve ripartire da zero" e richiama all'ordine le imprese.

"In Francia, Spagna, Grecia e nei paesi della ex Jugoslavia - dice - i prezzi sono più contenuti e la qualità dei servizi è alta anche nei due stelle: gli albergatori hanno capito che se non investono in qualità i turisti vanno altrove". Come sta succedendo in Italia, ma "noi abbiamo la presunzione di pensare di essere i migliori. Bisogna essere più umili" e forse più furbi. Sul potenziale italiano tutti sono d'accordo. La professoressa Antonioli non parla di "raddoppio", ma auspica che "in 6-7 anni si possa portare al 13% il peso del turismo sul Pil". Per accelerare bisogna volerlo. Le imprese, spiega il presidente di Federturismo, chiedono "meno rigidità e contratti più flessibili, gli unici in grado di promuovere il merito", ed uno stop "all'inasprimento delle regole", ma non solo: "una coppia di turisti che visita Roma - conclude Iorio - è costretta a pagare 14 euro di tassa di soggiorno se ha scelto un albergo di lusso. A Parigi, a parità di condizione, chiedono un euro e cinquanta". - Fonte: Wall Street Italia.it