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Turismo archeologico: c'è bisogno di maggiori risorse finanziarie e nuove strutture ricettive

Turismo archeologico: c'è bisogno di maggiori risorse finanziarie e nuove strutture ricettive

06 Agosto 2015

1 patrimonio archeologico ha da sempre rappresentato una componente importante del capitale artistico culturale Italiano tanto da confermarsi, ancora oggi, elemento imprescindibile per lo sviluppo del turismo incoming del nostro Paese. 

"Italia patria dell'arte", come sottolineano i dati resi noti dal World Economie Forum (WEF) e pubblicati nel Travel & Tourism Competitiveness Report 2013. Il Bel Paese non abbandona il podio, confermandosi al primo posto su 140 nazioni nel mondo in quanto a patrimonio artistico e culturale. 

Sono, infatti, ben 50 i siti italiani appartenenti alla lista dei patrimoni mondiali dell'umanità. Di questi, 17 hanno carattere archeologico. La Borsa del Turismo Archeologico sposa la multimedialità Principale evento di settore, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA), ideata da Dott. Ugo Picarelli, è sede dell'unico Salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico ed unico appuntamento riconosciuto da UNESCO e UNWTO. Luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale, la Borsa del Turismo svolgerà la sua XVIII edizione a Paestum, nell'area archeologica della città antica, nei giorni 29-30-31 ottobre 1 novembre 2015. 

Nel corso dell'edizione 2014, ampio spazio è stato dato alle nuove tecnologie interattive ed alla loro interpretazione del patrimonio archeologico con Archeo Virtual, mostra e laboratorio di sperimentazione virtuale interna alla Borsa che ha introdotto il museo del futuro fra multimedialità e tecnologie interattive. Le applicazioni delle tecnologie interattive in ambito archeologico sono infinite: è di derivazione americana la prima soluzione di cyberarcheologia, una macchina fotografica che opera in alta risoluzione anche in condizioni estreme, e grazie alle cui immagini si sono potuti ricostruire in 3d circa venti siti archeologici in Egitto. Esistono poi dispositivi in grado di restituire l'originale colore agli oggetti antichi fino a vere e proprie maschere che, una volta indossate, consentono di immergersi in ambienti 3D e visitare antiche ville e dimore storiche. Le nuove soluzioni che collegano il pubblico al museo, rendono quest'ultimo interdisciplinare, rinnovando l'interesse culturale in una platea giovane, e creando occupazione attraverso la ricerca di nuove figure professionali come architetti e designers. La ricerca archeologica attira capitali esteri Anche la Comunità Europea guarda al turismo archeologico con rinnovato interesse «I fondi comunitari si stanno orientando soprattutto a favore dell'innovazione tecnologica a supporto dei beni culturali», conferma Picarelli «Questa attenzione in Italia è importante per cercare di recuperare gli anni perduti e per metterci al passo degli altri Paesi, in cui sono soprattutto i servizi accessori a determinare reddito ed autofinanziamento per le gestioni culturali». 

Stando ai dati ISTAT relativi all'anno 2013, infatti, i proventi derivanti dai Monumenti e aree archeologiche ammontano a circa 40 milioni di euro. L'autofinanziamento risulta molto limitato anche a causa del fatto che poco più del 38% di questi siti sono a pagamento. D'altra parte le risorse pubbliche destinate alla gestione del patrimonio sono ancora molto limitate tanto che oggi la ricerca archeologica è prevalentemente demandata agli interessi di università ed istituti di cultura stranieri. Sono una quarantina quelli operanti in Italia, e finanziano più di quanto non lo faccia il Mibact. L'interesse pubblico al settore pare insufficiente: dei circa 7.000 scavi registrati ogni anno sul territorio italiano dal Ministero per i Beni Culturali, solo il 10% è frutto di una programmazione. La maggior parte dei reperti emerge accidentalmente durante la realizzazione di opere pubbliche quali parcheggi, metropolitane, garage interrati. Lo stesso documento di programmazione dei lavori pubblici 2013-2015 del Ministero comprende solo 42 progetti di scavo, la metà dei quali non sono finanziati. Ecco allora che intervengo università, banche, fondazioni ma anche aziende e privati che rinnovano il proprio impegno nel contribuire alla conservazione del patrimonio culturale italiano. Fra gli interventi privati degni di nota si pensi al contributo del Gruppo Prada, che da diversi sostiene importanti opere di restauro; non ultimo l'apporto di 200 mila euro elargito al Comune di Arezzo per agevolare gli scavi archeologici nella Fortezza Medicea. 

«Ulteriore azione legislativa dovrebbe essere quella di ampliare la possibilità dello sgravio fiscale da parte delle imprese che investono in cultura» precisa il Dott. Picarelli. Classificazione degli Istituti Archeologici italiani Il Testo Unico dei Beni Culturali e Ambientali del 2004 qualifica le princi- I pali tipologie di istituti archeologici distinguendoli in: Musei di Archeologia, Aree Archeologiche e Parchi Archeologici. Dei 4.588 istituti aperti al pub- ' blico in Italia, 240 sono le aree archeologiche per un totale di 5.668 beni ; immobili archeologici vincolati (1909-2004). Si tratta per lo più di istituti ! non statali, di cui la maggior parte sono aree/parchi archeologici. Secon- ; do quanto rilevato nel report 2013 "Minicifre della cultura" edito dal Mini- | stero dei Beni Culturali, i siti archeologici più visitati nell'anno fra quelli statali con ingresso a pagamento, sono stati: Colosseo, Palatino, Foro I Romano - Roma (5.201.268), Scavi di Pompei - Napoli (2.312.539).

Il turismo Archeologico necessità di nuovi servizi, infrastrutture e di una politica di comunicazione L'ultimo rapporto "Mini cifre della cultura" edito dal Ministero dei Beni Culturali stima il turismo culturale in Italia in 103 milioni di arrivi e 380 milioni di presenza nel 2012. Di queste, sono 98 milioni le presenze nelle "città di interesse storico e artistico" che vedono in testa Roma, Venezia, Milano e Firenze. Tuttavia il turismo culturale non si concentra solo nelle grandi città ma si diffonde anche in aree meno centrali come i piccoli borghi e le sedi dei siti archeologici, purtroppo ancora penalizzate dalla carenza di servizi importanti quali strutture ricettive ed efficaci reti di collegamento. 

«L'Italia ha un patrimonio diffuso rilevante, penalizzato, in particolare al sud, sia dalle carenze infrastrutturali (collegamenti stradali e ferroviari, pochi aeroporti con linee aeree non adeguate) che dalla breve stagionalità turistica che ne limitano i flussi turistici», spiega Picarelli. Negli ultimi anni queste destinazioni sono state favorite dall'introduzione di Internet, che ha contribuito alla diffusione delle informazioni sul patrimonio archeologico nazionale oltre a consentire una organizzazione del viaggio in autonomia. Ciò, tuttavia, non si deve sostituire ad una importante opera di comunicazione pubblica «Un efficace sistema integrato di offerta turistica dovrebbe colmare disservizi e carenze di informazione, che di fatto qualificano gli standard di una destinazione. I beni culturali possono davvero essere opportunità di sviluppo locale ed occupazione in quei Paesi che praticano una politica culturale volta all'incremento del Pil», conclude Picarelli. Di M.P. - Fonte: Master Meeting