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TTG Italia - Enit: la svolta Babbi

TTG Italia - Enit: la svolta Babbi

16 Luglio 2013


Dopo un semestre alla guida dell'Agenzia il direttore generale traccia un bilancio

Piano strategico, questione visti e dialogo con le Regioni i primi passi

La questione dei visti, il pressing sull'approvazione del Piano strategico del Turismo e il dialogo con le Regioni e le associazioni di settore: sono queste le bandiere dei primi sei mesi dell'era di Andrea Babbi come direttore generale dell'Enit.

Dicono che in questi sei mesi si sia spesso spazientito, lui che arriva da una realtà proattiva come l'Apt Servizi dell'Emilia Romagna, per quella corsa a ostacoli che è gestire il turismo italiano. Ma qualche risultato ha iniziato a portarlo a casa. Il direttore generale approfitta dell'assemblea Astoi per fare il punto della situazione dopo il primo semestre a capo dell'Agenzia. "Il turismo in Italia ha tre barriere  tuona -: fisiche, burocratiche e culturali, perché tutti parlano di turismo, ma nessuno ci pensa in modo strategico". Tanto è vero che il Piano strategico del Turismo è ancora lettera morta: "Non dobbiamo chiedere solo soldi al Governo - dice -, ma anche l'approvazione del piano e quindi una reale politica di liberalizzazione e sussidiarietà a favore di territori e imprese". Soprattutto perché, senza strategia, non si può far altro che gestire le emergenze, una dopo l'altra.

La prima urgenza gestita da Andrea Babbi ha riguardato lo stanziamento di 300mila euro per consentire ai consolati, soprattutto quelli russi, di rilasciare i visti. "Da gennaio a maggio i visti rilasciati sono cresciuti del 40 per cento, con punte dell'80 al consolato di San Pietroburgo", commenta il direttore generale. Un altro punto focale è il rapporto con le Regioni: "Ci siamo seduti intorno a un tavolo e abbiamo riaperto il dialogo - sottolinea Babbi - e lo stesso abbiamo fatto con le associazioni di categoria. Dobbiamo decidere insieme politiche reali per le imprese e i territori". E ancora, la riapertura strategica di sedi che erano state chiuse, come quella di Mumbai, e un piano per decidere il posizionamento di nuovi uffici in mercati dal forte potenziale, come il Sudafrica. "Abbiamo l'Expo che ci aspetta" sottolinea Babbi, che non vuole perdere la scommessa dell'esposizione universale. - di Oriana Davini

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