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TTG Italia - Adv contro l'aumento Iata -  «Serve una risposta forte»

TTG Italia - Adv contro l'aumento Iata - «Serve una risposta forte»

06 Dicembre 2011


Sotto accusa anche il meccanismo dei punteggi da ottenere con corsi di aggiornamento per l'abilitazione

Le agenzie contrarie all'incremento della fee chiedono un intervento di reti e associazioni

Levata di scudi delle agenzie di viaggi contro l'aumento della fee annuale di Iata. La posizione è netta: le adv si schierano contro un nuovo balzello che, secondo le loro parole, va a incidere su conti già fiaccati dalla crisi. Iata, infatti, ha deciso di adeguare il sistema di riscossione delle fee al franco svizzero, causando aumenti fra il 23 e il 25 per cento per la distribuzione. Da qualche giorno sono cominciate ad arrivare in agenzia le richieste di pagamento già riviste al rialzo.

Fronte comune contro gli aumenti

Per contrastare questa decisione, il trade chiede a gran voce un intervento dei network e delle associazioni di categoria, facendo fronte comune da Nord a Sud nel volere più compattezza nel settore.

"Fiavet, Astoi e network si devono mettere d'accordo e fare la voce grossa - auspica Stefania Morandi, titolare della Morandi Tour a Varese - Spero che sia la volta buona per vedere una risposta forte del settore". Più pessimisti il torinese Davide Sclaverano, titolare della Giulio Cesare, e l'aostano Patrizio Trevisan, titolare della Valair, che afferma: "Nel mondo della distribuzione non esiste una lobby di pressione: nessuno fa niente e il nostro peso è pari a zero". Siro Brigiano, direttore della Panfalone Viaggi a Trapani, pensa a un'azione in accordo con le altre agenzie del territorio: "Mi sentirò con alcuni colleghi del trapanese per decidere insieme il da farsi: potremmo anche lasciare Iata: rappresenta soltanto un costo, senza benefici".

Ci sono agenzie che hanno già deciso di dire addio all'associazione mondiale delle compagnie aree. È il caso della Clio Viaggi a Inzago (Milano): "Abbiamo due punti vendita, ma dal 2012 soltanto uno sarà Iata - svela il titolare Carlo Maderna - Quello che rimarrà fuori si appoggerà all'altro per la biglietteria aerea". Una decisione che non è frutto soltanto dell'aumento della fee. "Paghiamo circa 280 euro all'anno e il rincaro sarà attorno ai 60 euro: in termini assoluti non è neppure tanto - osserva Maderna -. Il problema sono tutte le altre spese che Iata ci richiede e l'atteggiamento che ha nei nostri confronti". Completa il milanese Tullio Pitta, co-titolare della 5 Giornate: "Con questa associazione non c'è dialogo e se qualche compagnia aerea fallisce o interrompe i voli non veniamo mai avvisati. E non parliamo delle garanzie: siamo sempre noi a sobbarcarci le spese dei rimborsi".

Il sistema dei punti: un nodo da risolvere

"Ci costringono anche a pagare corsi che loro organizzano per far raggiungere i 60 punti per la qualifica Iata - si lamenta Giancarlo Deleo, titolare Baiana Viaggi a Firenze -. È assurdo che non riconoscano come elemento qualificante l'esperienza: sono 25 anni che vendo biglietteria aerea e fatturo 10 milioni di euro di Bsp all'anno". Nella stessa situazione anche la Comazzi Turismo di Domodossola, i cui titolari hanno deciso di lasciare Iata: "Dopo 40 anni di attività, nel 2010 hanno cambiato partita Iva scoprendo di non avere più i requisiti per emettere biglietteria aerea - racconta la banconista Barbara Turchi - Iata voleva che partecipassero a un corso a Roma, nonostante la presenza in agenzia di due dipendenti con esperienza ventennale che, fino al giorno prima, avevano tutti i requisiti". - di Daniele Marucco

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