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Repubblica Affari&Finanza - Grecia, il conto per il made in Italy

Repubblica Affari&Finanza - Grecia, il conto per il made in Italy

13 Luglio 2015

Anche le imprese italiane hanno pagato di tasca loro la crisi greca. Dal 2008 a oggi, infatti, ovvero da quando è cominciata la tempesta sui mercati, le esportazioni verso la repubblica ellenica sono crollate da quasi 8 a circa 3 miliardi, con una perdita secca di 5. Per la bilancia commerciale italiana l'ammanco è stato ancora più secco, perché da 6 miliardi di surplus si è passati in soli sei anni a 1,4 e alla fine di quest'anno potrebbe scendere addirittura a 1. Infatti, mentre in questi anni il nostro export crollava, l'import dalla Grecia saliva. Le merci italiane più vendute ad Atene sono prima di tutto quelle alimentari e il tabacco, poi il tessile abbigliamento e le sostanze e prodotti chimici e farmaceutici, infine i macchinari e i prodotti in metallo. Nell'ultimo mese molte imprese hanno sperimentato un rallentamento nei pagamenti mentre sono diventate più caute. Cinque miliardi persi crolla l'export verso la Grecia in crisi

NEI PRIMI ANNI DUEMILA C'ERA STATA UNA FORTE CRESCITA DELLE VENDITE, FINO A 8 MILIARDI NEL 2008. POI IL DECLINO. NEL 2014 SI ERA SCESI A POCO PIÙ DI 3 MILIARDI. ALIMENTARI, TESSILI E FARMACEUTICI I SETTORI PIÙ COLPITI DAL BLOCCO DI ATENE

C' era un volta la Grecia Felix che dava all'export italiano di beni e servizi un ottim o contributo: nel momento migliore, il 2008, u n attimo prima dell'inizio della grande crisi economica, e poi finanziaria, mondiale, gli abitanti della piccola penisola assorbivano prodotti per circa 8 miliardi di euro. Al contempo l'Italia importava in quel momento beni per circa 2 miliardi. Il saldo dell' import export era per noi molto positivo e pari a circa 6 miliardi. C'era una volta, m a ora la Grecia Felix n o n c'è più. Dal 2009 in poi le cose sono costantemente peggiorate. La caduta del Pil greco, sceso finora del 25 per cento rispetto all'inizio della crisi, ha tolto potere d'acquisto ai cittadini ellenici facendo crollare le nostre esportazioni. Si tratta di u n vero bollettino di guerra: meno 21,8 per cento nel 2009, un altro meno 10,8 nel 2010, un altro meno 12,6 nel 2011, ancora un meno 12 nel 2012 e un meno 10,4 nel 2013. Solo nel 2014 si è vista u n a certa stabilizzazione: più 0,1 percento.

Nel frattempo, però, l'import italiano dalla Grecia h a continuato a crescere, con la sola eccezione del 2009 (meno 19,7 per cento: più 26,3 per Cento nel 2010, più 12,4 nel 2011, u n quasi zero nel 2013 e poi di nuovo più 8,8 p e r cento nel 2013 e p i ù 2 nel 2014, quando ha toccato il record assoluto di 2,3 miliardi di euro. A questo punto, però, il surplus dell'import-export che per l'Italia era di 6 miliardi nel 2008, è sceso a un misero 1,4 miliardi nel 2014. E purtroppo nel 2015, con l'entrata della Grecia in u n nuovo tunnel, le cose sono peggiorate a vista d'occhio. «Nell'ultimo trimestre - dice il presidente dell'Ice (Istituto per il commercio estero), Riccardo Monti - l'export italiano verso la Grecia è sceso di u n ulteriore 4,4 per cento. Secondo le nostre previsioni, potremmo chiudere l'intero 2015 con u n suplus commerciale di solo 1 miliardo di euro". Un sesto di quel che era appena sette anni fa. Non c'è dubbio: anche l'Italia ha sofferto e soffre per la crisi greca.

Le nostre imprese, oltre a imprimere forti crescite dell'export nel corso dei primi anni del nuovo secolo, erano arrivate in loco aprendo delle filiali o comprando delle partecipazioni di controllo sull'onda del boom economico del dopo-ingresso nell'euro: il fatturato delle circa 300 imprese italiane presenti nel paese era arrivato a 2.335 milioni nel 2008, prima di innestare la marcia indietro e riportarsi in soli cinque anni a 1.372 (elaborazioni Bnl su dati Ice). Ora le imprese sono scese a 190. Si sono parallelamente sgonfiati anche gli organici: gli addetti sono scesi nello stesso periodo da 6.036 a 4.113. Non si hanno ancora dati per il 2014 e questa prima metà del 2015 m a è probabile che sia continuato il trend discendente. Peccato. La Grecia è un buon acquirente di beni di consumo dall'Italia: ai primi posti prodotti farmaceutici e chimici, tessile e abbigliamento, alimentari.

«Invece - aggiunge il presidente dell'Ice - noi importiamo da loro soprattutto prodotti petroliferi raffinati, metalli non ferrosi, olio e prodotti da pesca». E per i greci l'Italia è addirittura il primo mercato sbocco per il loro export, mentre la Grecia è soltanto al 25mo posto per l'export di prodotti e servizi italiani. Nonostante la crisi e la relativa perdita di volumi di interscambio commerciale, nel 2014 s'era intravista una luce, con un piccolo segno positivo dell'export.

«Ma dietro il dato generale - fa notare Alessandro Terzulli, chief economist della Sace, la società pubblica di assicurazione dei crediti - si nascondeva una buona performance dell'alimentare e bevande (più 9,3 per cento), del tessile (più 6,8), della pittura specializzata (più 4,8)».

A livello assoluto, è ancora la categoria di alimentari e bevande a farla da padrona nell'export 2014, con 524 milioni sui 3,7 miliardi totali, seguito dai prodotti della moda (478), dalle sostanze chimiche e farmaceutiche (444), della meccanica (409) e dai metalli e prodotti in metallo (322). La crisi della Grecia, comunque, sembra aver fatto più male ala bilancia commerciale italiana che a quella greca. I quali hanno almeno ridotto lo squilibrio della bilancia commerciale a 1,4 miliardi del 2014, con la possibilitàdi scendere quest'anno - a meno di sorprese - a 1 solo miliardo. Infatti, secondo Terzulli, nei primi tre mesi del 2015 le esportazioni italiane verso la penisola ellenica sono scese del 4,4 per cento.

Certo, le discussioni di questi mesi di Tsipras con l'Unione Europea, la più volte minacciata Grexit, non hanno fatto bene alle imprese italiane che esportano o che producono in loco. Terna era in lizza nella gara su Adme, l'omologa greca in via di privatizzazione per il m o m e n t o ritirata dal governo. Ma ora Tema sarebbe comunque molto meno interessata di prima. Il gruppo Fca ha avuto ottime vendite fino a maggio (più 9 per cento in quel mese contro il più 1,7 del mercato), ma a giugno il rallentamento si è fatto sentire.

Nessun problema,comunque, i concessionari sono rimasti sempre aperti e non è mai scattato alcun allarme. Del resto il rallentamento di giugno potrebbe anche essere legato alle normali  fluttuazioni delle vendite. Generali, che ha in loco la controllata Generali Hellas, continua a vendere polizze senza particolari problemi: l'unica preoccupazione sarebbe se la Grecia uscisse dall'euro visto che il gruppo assicurativo detiene 9 milioni in titoli di Stato e 86 in titoli corporate: «Ma gli effetti sarebbero minimi perché l'esposizione nei confronti della Grecia è marginale rispetto al totale del patrimonio gestito: è infatti inferiore allo 0,1 per cento degli attivi totali».

Conseguenze anche per l'Alitalia, che per il momento comunque non h a deciso interventi correttivi. «Il problema, in questo momento - spiegano alla compagnia - non sono i turisti italiani o di altri paesi chevanno in Grecia, m a sono quelli greci che escono dal loro paese, che sono molti meno per la crisi».

Inoltre, le agenzie di viaggio dove i biglietti vengono acquistati hanno dei problemi di liquidità e a quanto pare tendono a pagare al rallentatore. «Ma Alitalia non vuole metterle in difficoltà». Per quanto riguarda i flussi di traffico dalla Grecia verso l'Italia, «si vedrà a settembre perché nei mesi estivi tendono a rallentare».

Nel mondo del turismo, fino a ieri, «ovverosia fino all'inizio di giugno - spiega Pier Ezhaya, vice presidente di Astoi, l'associazione dei tour operator che fa capo a Confindustria - non soltanto non c'è stata alcuna fuga dalla Grecia ma anzi abbiamo registrato una crescita del 18-20 per cento. Grecia, insieme a Spagna e Italia sono infatti diventate le mete turistiche più richieste in seguito agli attentati in Medio Oriente».

Dopo l'annuncio del referendum ci sono però state delle cancellazioni e cambi di meta. Anche la Fiavet, la federazione delleagenzie di viaggio, conferma il rallentamento delle prenotazioni ma "bisogna avvertire - dice il presidente Jacopo De Ria - che ci si immaginano scenari apocalittici che nella realtà non ci sono. I turisti non hannolimitazioni nei prelievi bancomat. Al massimo i greci potrebbero preferire il contante alle carte». di Adriano Bonafede

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