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Mete Grand Tour - Il Brand Italia non basta più
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Intervento di Nardo Filippetti

Il difficile contesto economico non aiuta la pianificazione della vacanza. I tour operator però non sono rimasti a guardare, attrezzandosi al meglio per venire incontro alla ridotta capacità di spesa degli italiani. Tale disponibilità si è tradotta in una maggiore flessibilità dell’offerta, coerente con le nuove abitudini dei connazionali che, in numero sempre maggiore, distribuiscono le proprie vacanze in diversi momenti dell’anno e per periodi più brevi. Pacchetti di tre o quattro giorni si sono così affiancati a quelli classici settimanali, così come sono aumentate le promozioni rivolte alle famiglie con gratuità di soggiorno per i bambini, specialmente nell’ambito delle proposte di villaggi. Per quanto riguarda l’attrattività, il prodotto Italia, soprattutto sul versante balneare, sconta oggi una debolezza strutturale che riguarda principalmente il cattivo rapporto qualità/prezzo. Al netto delle criticità esistenti, comunque, alcune mete mantengono il loro appeal e fanno registrare buone performance. È il caso della Puglia, in particolare del Salento, che coniuga acque caraibiche con eventi di risonanza internazionale; della riviera romagnola, caratterizzata da una tradizionale competitività dell’offerta, e della Sicilia, che propone destinazioni evergreen come le Isole Eolie. Anche le tradizionali città d’arte - Roma, Venezia e Firenze - confermano la loro capacità attrattiva in tutti i periodi dell’anno. Si fa strada, poi, la scoperta dei borghi minori che introducono a un’altra Italia, quella meno conosciuta ma che, tramite iniziative dedicate a tradizioni e sapori locali, riesce a stuzzicare la curiosità del turista, come dimostra la risonanza degli eventi legati all’enogastronomia, vero e proprio asset strategico del nostro Paese. Si guarda ai mercati più promettenti. Oltre ai flussi europei, che vedono in testa il mercato tedesco, si assiste a un incremento di quello russo e a un interesse sempre più marcato da parte dei cosiddetti paesi Brics. Questi nuovi mercati ci pongono davanti alla necessità urgente di innovare il prodotto offerto e di riorganizzare la cultura dell’accoglienza attraverso la formazione degli addetti ai lavori o l’ammodernamento dell’offerta alberghiera, solo per fare due esempi. L’Italia perde posizioni nel ranking internazionale a causa di una governance frammentata e di una politica che, di fatto, non si è mai seriamente occupata della materia turistica. Per quanti nuovi turisti ci possano essere nel mondo e per quanto forte sia il brand Italia, i tour operator possono fare ben poco a fronte di un sistema Paese parcellizzato e, soprattutto, in assenza di una vision strategica per il settore.

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