• Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi
  • Astoi

Il Sole 24 Ore - La crisi apre il risiko del turismo
StampaE-mail

Riassetti. Difficoltà economiche, rivolgimenti politici e catastrofi naturali mutano gli equilibri del mercato. La cessione di Alpitour potrebbe attirare gruppi stranieri in Italia 

MILANO - Tempi difficili per gli operatori turistici che, tra crisi congiunturale, disordini politici internazionali e catastrofi naturali degli ultimi anni, sono alle prese con forti turbolenze che stanno sconquassando gli equilibri del mercato nazionale. A chi non ce l'ha fatta e ha dovuto gettare la spugna come I Viaggi del Ventaglio e Teorema fa da contraltare lo shopping di altri come Uvet che dopo essersi presa il controllo della francese Avexia e aver acquisito le cento agenzie di Network Italia sarebbe in trattativa per un ingresso societario nella piemontese Travel Co e starebbe per acquisire altre due società straniere dell'Est Europa (si veda l'articolo a fianco).

Il gruppo ha anche un occhio su Bluvacanze, il network di Blu Holding a cui sarebbero interessate anche Bravo Fly e I Grandi Viaggi che a sua volta starebbe valutando anche il dossier di Alpitour affiancata, secondo indiscrezioni, da Intesa Sanpaolo e dall'advisor Mediobanca. Ma nel risiko delle acquisizioni potrebbero entrare in campo anche fondi come Carlyle e Bc Partners e grandi gruppi turistici stranieri come Tui e Thomas Cook. L'asta competitiva per acquistare la controllata di Exor, la società d'investimento controllata dalla famiglia Agnelli, entrerà nel vivo tra metà aprile e maggio. Aggiudicarsi Alpitour, significherebbe conquistare il mercato del più grande tour operator italiano con un fatturato di quasi 1,3 miliardi di euro, sborsando fior di quattrini, dato che la società potrebbe valere tra i 200 e i 300 milioni di euro. Così come acquisire il network di agenzie di Bluvacanze porterebbe Uvet a diventare il primo player nel settore del turismo leasure. Ma si tratta di rilevare, assieme alle agenzie, anche il debito di 120 milioni di euro che Bluvacanze ha con Unicredit tanto che, secondo indiscrezioni, se la banca non azzera o riduce drasticamente il debito il presidente del gruppo, Luca Patanè, non la comprerà.

Tra fallimenti cessioni e acquisizioni c'è anche chi sta alla finestra. «In merito alle ipotetiche, sottolineiamo ipotetiche, cessioni del gruppo Alpitour e di Valtur - afferma Nardo Filippetti, presidente di Eden Viaggi, il secondo operatore turistico italiano con un fatturato di 320 milioni di euro - osserviamo quanto sta avvenendo. Valuteremo l'evoluzione delle cose. Oggi piuttosto siamo molto concentrati sulla nostra attività regolare, ovvero essere al servizio delle agenzie di viaggio e degli italiani in vacanza. Lo scenario attuale presenta zone di luce e d'ombra. Malgrado alcune incertezze, riteniamo che tutto si normalizzerà molto presto. Siamo ottimisti e manteniamo l'obiettivo di preservare innanzitutto la marginalità, senza trascurare il fatturato».

Il mercato italiano fa gola anche agli stranieri. Lo sostiene Roberto Corbella, presidente di Astoi. «Non mi stupirei se gruppi esteri fossero interessati ad acquisire aziende italiane come Alpitour, solo per citare un esempio, ma sono spaventati dalla scarsa certezza legale e dai pesanti oneri fiscali che ci caratterizzano. Ci guardano da lontano: vedremo cosa succede. Lo scenario italiano è molto frammentato e questa è una delle spiegazioni ai fenomeni di aggregazione che si stanno verificando. Il settore si sta ridisegnando, soprattutto negli ultimi anni con la crisi economica. Il caso dei Viaggi del Ventaglio è solo uno dei casi in cui la scelta di verticalizzare si è scontrata con una situazione di mercato che non andava. Hanno tentato un'operazione che nel momento in cui è avvenuta è stata penalizzante».

Sì, perché, in un settore dove la marginalità è molto ridotta non sono ammessi errori, come spiega Stefania Boschetti, partner di Ernst & Young: «Il settore del tour operating soffre strutturalmente di una bassa marginalità accentuata da una contrazione del volume d'affari che si registra ormai dal 2007. Permane il trend di erosione degli utili rafforzato dalla crisi economica mondiale iniziata nel 2008. Il panorama italiano è caratterizzato da aziende che utilizzano la leva del capitale circolante netto come una delle principali fonti di finanziamento che riduce la necessità del ricorso all'indebitamento bancario. Tuttavia l'erosione dei margini e le perdite, unite alla bassa capitalizzazione diffusa soprattutto tra le piccole e medie imprese, possono costituire una minaccia in termini di continuità aziendale».

Un altro problema è che l'offerta dei villaggi turistici è una formula ormai troppo rigida. Ne è convinto Aureliano Bonini, presidente di Trademark Italia. «Per ridurre i costi al massimo e ottimizzare le entrate si deve standardizzare tutto - afferma Bonini - , come ad esempio, le date di arrivo e partenza. Non c'è flessibilità e questo non va più bene a molti turisti. Se i tour operator sono in sofferenza è per una questione strutturale, non congiunturale. Un tempo riuscivano a fare il 30% di margine lordo, adesso arrivano al 12- 13%. Dubito che qualcuno possa comprarsi Bluvacanze o Alpitour». -- Di Marika Gervasio

LA CLASSIFICA DEI RICAVI

Fatturati 2010 dei primi 16 tour operator italiani. Valori in milioni di Euro

Aplitour 1.227
Eden Viaggi 320
Valtur 200
Hotelplan 189
Veratour 177
Settemari 110
Quality Group 105
Phone&Go 105
Naar+Aviomar 96
Inviaggi 90
Aeroviaggi 90
Swan Tour 86
Igv 83
Iperclub 70
Sprintours 60

Presstour 56

Fonte: Elaborazione del Sole 24 Ore

Visualizza l'articolo