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Il Sole 24 Ore - Allarme sui fondi per promuovere gli arrivi dall'estero
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Competitività. Gli operatori chiedono un cambio di strategia

Ridotte le risorse pubbliche, Enit in stallo A febbraio vuota una camera su due LE VALUTAZIONI Tour operator, albergatori e agenti di viaggio chiedono più risorse e nuovi piani Corbella (Astoi): «Basta con le iniziative spot».
La stagione turistica 2011 (dopo un difficile 2010) potrebbe offrire importanti opportunità al nostro Paese. Però rischiamo di perdere la sfida con i nostri principali concorrenti, la Francia e la Spagna. La crisi nel Nordafrica (che ha investito Tunisia, Egitto e Libia), dovrebbe dirottare sull'Italia importanti flussi turistici internazionali. Ma il nostro Paese - lamentano gli operatori - non ha investito a sufficienza sull'offerta e ha messo in campo un budget contenuto, una ventina di milioni (stime Touring) di risorse pubbliche (si arriva a 55 in totale) contro i circa 60 della Francia e gli oltre 80 della Spagna (si arrivava a oltre 120 considerando il complesso delle risorse per la promozione). Resta poi ancora in stallo la riorganizzazione dell'Enit, l'Agenzia nazionale di promozione turistica.
Lo scenario non è roseo. Le prime stime correnti indicano inoltre che in febbraio (stime Aica) negli alberghi una camera su due è rimasta vuota (52,8% il tasso di occupazione medio, -1% su base tendenziale). Ci vorrebbero investimenti promozionali massicci per far sì che la competitività dell'Italia riprenda: la quota di mercato sul turismo mondiale è calata sotto il 5% da tempo. Per attirare più turisti stranieri in Italia serve una strategia di alto profilo.

La bilancia dei pagamenti turistica italiana l'anno scorso ha registrato un saldo positivo di 8,8 miliardi con un incremento dell'1,1% della spesa degli stranieri, ma il nostro Paese resta quinto nella classifica Unwto (l'Agenzia Onu per il turismo) per arrivi internazionali, superato da Francia, Stati Uniti, Cina e Spagna. Non agevola poi il complicato caso del rinnovo del vertice Enit che ha spinto Assoturismo-Confesercenti e Federturismo-Confindustria a comunicare al ministro Brambilla che non parteciperanno a tavoli, gruppi di lavoro e riunioni tecniche, finché non avranno ricevuto una risposta formale sul loro coinvolgimento nel processo di rinnovo degli organismi dell'ente.

«Il nostro paese gode di una ricchezza incomparabile, fatta di arte, storia, risorse naturali - afferma il direttore generale di Federturismo Antonio Colombo -. Eppure perdiamo terreno. È imperdonabile. Non sfruttiamo un potenziale di sviluppo enorme. Per attrarre turisti abbiamo bisogno di una chiara politica di promozione e valorizzazione del patrimonio, accompagnata da investimenti per il consolidamento del sistema turisticoculturale, una promozione che dia più spazio all'immagine unitaria del paese e non sprechi risorse. Dobbiamo anche sviluppare la cultura del servizio, fidelizzare la clientela, puntare alla qualità, grazie a standard uniformi e trasparenti, a progetti di formazione per tutti gli addetti a contatto con il turista, con iniziative mirate.

Abbiamo bisogno di porre il turismo al centro di politica delle infrastrutture, trasporti, sicurezza, decoro urbano, ambiente.Per recuperare competitività dovremmo tornare ad una governance coordinata del settore e dovremmo disporre di un piano strategico che detti le linee del suo sviluppo».

Aggiunge Roberto Corbella, presidente Astoi: «Non possiamo competere con destinazioni che offrono prezzi bassissimi perché noi ci posizioniamo su una fascia medio-alta. Dobbiamo invece puntare su una sorta di garanzia di soddisfazione di cui si dovrebbe fare portavoce il sistema paese per promettere a chi ci sceglie che avrà la garanzia di servizi, assistenza, anche e soprattutto in caso di disguidi, e di una vacanza di qualità. Tutto questo comporta un enorme sforzo da parte di pubblico e privato. Basta campagne promozionali spot all'estero: serve un piano strategico, capire su quali mercati puntare».

«Molte aree del paese - sottolinea Francesco Granese, direttore generale Assotravel - si lanciano per uno o due anni nella comunicazione sui mercati internazionali, ma poi smettono: la continuità, invece, è importante, lo dimostrano Spagna o Grecia. Oggi, con la globalizzazione, la concorrenza arriva da qualsiasi paese perciò bisogna darsi un'identità, distinguersi dagli altri, connotarsi per attirare turisti per esempio su sport, enogastronomia o benessere. È necessario focalizzarsi su target precisi per un'offerta turistica studiata».

Resta il nodo mobilità. «L'Italia deve essere raggiungibile nel modo più semplice e al minor costo possibile - commenta Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi -. Perciò ben vengano i nuovi collegamenti soprattutto verso i paesi turisticamente importanti come Cina e Brasile. Ma non solo: è necessario implementare la rete ferroviaria per i collegamenti interni. È difficile raggiungere una destinazione come l'Umbria, oggi regione turisticamente molto interessante». Quanto alla promozione «bisogna concentrare le risorse promozionali dei singoli enti per fare massa critica e promuovere tutto il sistema verso mercati, come Cina e India, che conoscono poco l'Europa, figuriamoci le singole regioni o province italiane».

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