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In aula le vittime del crac Valtur
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Una vacanza finita in «rosso»

Inizia oggi la sfilata dei 2mila creditori dell'operatore di viaggi. Chiedono un risarcimento i fornitori e le banche. Pochi i turisti

Li chiameranno in aula un po' per volta, come ai concorsi oceanici per poliziotto o bidello, a ondate di duecento ogni ora. E meno male che non tutti si presenteranno all'appello, perché altrimenti invece che un'aula di tribunale ci sarebbe voluto un teatro. Da questa mattina, alla sezione fallimentare del tribunale, inizia la sfilata delle duemila vittime del crac di uno dei grandi marchi del turismo made in Italy: la Valtur, il marchio che per primo osò sfidare i francesi di Club Mediterraneè. E che nel corso di quarant'anni ha portato in vacanza milioni di italiani di ogni età.

Come sia stato possibile che un colosso del genere finisse a gambe all'aria è un mistero dell'imprenditoria moderna. Controllata per anni dalla Cassa del Mezzogiorno, passata poi nelle mani di una famiglia di imprenditori siciliani, i Patti, negli ultimi anni - a partire dalla crisi del turismo seguita all'11 settembre e agli altri attacchi terroristici - Valtur ha iniziato a accumulare debiti su debiti. Fino alla decisione di portare i libri in tribunale, sotto il peso di una montagna di almeno trecento milioni di debiti. Valtur è riuscita a evitare il fallimento chiedendo l'amministrazione straordinaria. Un bene per i suoi dipendenti, che possono sperare che qualcuno arrivi a comprarla e a salvare i loro posti. Nel frattempo i villaggi sono aperti e i vacanzieri continuano a viaggiare Valtur. Ma per i creditori cambia poco: si è aperta la strada impervia per cercare di recuperare almeno una parte dei quattrini. Da stamani, in tribunale, cominceranno a verificare le loro speranze.

L'elenco dei duemila lasciati a mollo da Valtur è lungo e variegato. Ci sono una valanga di fornitori. Ci sono le banche. Ci sono enti previdenziali. C'è, ovviamente, la terribile Equitalia. Ci sono anche, ma non sono molti, turisti che nel corso di questi anni hanno avuto da dire con Valtur, e che alla fine hanno fatto causa alla compagnia. C'è persino, chissà perché, una onlus come «Save the Children». Ci sono enti locali, compreso il Comune di Milano. Ci sono concorrenti come il Club Med. Ci sono agenzie di viaggio. E ci sono dipendenti - emuli di quel Fiorello che proprio come animatore nel villaggio Valtur di Brocoli mosse le prime mosse - che hanno sgobbato duro per il marchio del gabbiano, e che si sono ritrovati senza una parte degli stipendi o della liquidazione. Impossibile, per ora, fare previsioni su quanto i creditori possano sperare di recuperare. Dipende dall'ammontare dei crediti che il tribunale fallimentare riconoscerà come validi. Ma dipende soprattutto da cosa succederà del marchio Valtur e dei suoi villaggi sparsi qua e là per il globo.

I tre commissari nominati dal governo per portare in salvo la compagnia stanno cercando di tenere in vita Valtur in attesa di un acquirente. Pochi giorni fa, il 14 maggio, è stata lanciata l'offerta a tutti i potenziali acquirenti, invitandoli a toccare con mano e a valutare il patrimonio Valtur: dai villaggi in Sardegna a quelli in Mar Rosso o alle Mauritius, resort fantastici come il Twiga in Kenia e l'Amarina in Madagascar. É un impero che i commissari straordinari chiamano il «perimetro core» e che puntano a vendere tutto intero. Se l'operazione andasse in porto, per i duemila creditori che da oggi sfileranno in tribunale le possibilità di portare a casa buona parte dei loro soldi si farebbero sostanziose. Ma dove lo si trova, uno in grado di comprare tutta quella roba lì? - di Luca Fazzo 

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