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Investimenti in frenata: appuntamento al 2011
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Investimenti in frenata: appuntamento al 2011
Unwto: segni di ottimismo ma attenzione alle tasse sui pax
Abbiamo chiuso l'anno più diffìcile. Gli arrivi internazionali sono calati del 4%, a 880 milioni. E il risultato è deludente.

Ancora maggiore è stato il calo delle entrate, 6%. Eppure il turismo si è comportato meglio di altri settori". A parlare è Taleb Rifai, segretario generale delI'Unwto, secondo cui comunque tra fine 2009 e inizio 2010 ci sono stati segnali incoraggianti. "Stimiamo di poter concludere il 2010 con una crescita tra il 3 e il 4% di arrivi, più contenuto l'aumento delle entrate, tra VI e il 2%. Queste cifre possono sembrare buone ma in realtà le compariamo al 2009, negativo. Prese in termini nominali, a stento teniamo il passo con il 2008". E' questo è in fondo il sentimento che caratterizza il comparto. Si tira un sospiro di sollievo ma ben consapevoli del fatto che una vera ripresa ci sarà solo nel 2011. L'anno in corso farà da transizione, ma con dei connotati precisi: attenzione al prezzo, investimenti cauti, un gradito ritorno del lungo raggio. Da Berlino arrivano ad esempio segnali di ottimismo per il mercato tedesco: gli operatori erano stati molto cauti riducendo gli impegni aerei e alberghieri. Ma ora la domanda richiede aggiustamenti al rialzo. Naturalmente ci sono delle regioni che viaggiano meglio di altre. L'Asia sarà trainante, "ma cresce sempre di più l'importanza del turismo domestico, forse finora un po' sottostimato compensando il calo internazionale", spiegano ancora dall'Unwto.

Fondi ridotti all'Enit La Spagna torna ottimista, dopo un anno molto difficile, fresca di lancio della nuova campagna di marketing. La Turchia quest'anno vuole andare ancora più avanti. Alla Grecia tocca invece difendersi dal deficit e dal danno all'immagine provocato dai disordini sociali degli ultimi tempi. E l'Italia? Scende dai 50 min dell'anno scorso a 30 min di euro il contributo stanziato in Finanziaria per l'Enit. A confermarlo a Guida Viaggi è lo stesso presidente Matteo Marzotto, che non nasconde il malcontento. A farne le spese sarà Italia Much More: "Non abbiamo nuove energie, ci concentreremo su operazioni in Internet e iniziative mirate.'"'' Ridimensionamenti anche sul fronte hotel: se le grandi catene internazionali assicurano di voler andare avanti con gli investimenti decisi, c'è comunque qualcuno che ha deciso per degli stand-by. D'altronde, è lo stesso Wttc a confermare: per il secondo anno consecutivo gli investimenti caleranno di circa l'I,7% a causa della condizione del credito e del ritardo nel far ripartire i grossi progetti. Secondo l'organizzazione, poi, nonostante la crescita della Cina e la tenuta dell'Asia quest'anno la scena sarà ancora dominata dai Paesi sviluppati, anche se alcuni sono già maturi anche in termini di propensione a viaggiare. Grazie al crescente interesse per gli short-break si creeranno nuovi prodotti e mercati. Ci sono però alcuni ostacoli in agguato. In primis, le infrastnitture. "Nell'interesse dei viaggiatori occorre investire di più nell'ammodernamento".

E' questa la richiesta forte che arriva dalla Drv. L'associazione di riferimento per il mercato tedesco ha puntato i riflettori sulla questione, criticando in particolar modo gli aeroporti in alcune destinazioni: Spagna, Egitto, Grecia e Maldive. Ma l'altra questione scottante è quella delle tasse: "Quelle giuste sono buone, quelle arbitrarie, invece, danneggiano". Così Taleb Rifai punta il dito su una scelta che potrebbe ostacolare la ripresa. E primo sul banco degli imputati è il Regno Unito. " L'Air Passenger Duty è destinato a crescere, noi abbiamo fatto pressione ma Londra non ascolta - attacca Rifai -. D'altronde hanno bisogno di 3 mld di sterline per sanare il proprio bilancio". E qui si parla di importi dell'ordine di centinaia di sterline per un long haul. Altra cosa è la fee appena decisa dagli Usa, per la quale Rifai non si sente preoccupato. "Si tratta solo di 10 dollari, non credo che andrà a spostare di molto i flussC\ II punto, sottolinea, è un altro: "Dobbiamo rimuovere alcune barriere, ora che il focus dell'economia si sta spostando verso i Paesi in via di sviluppo. Cosa succederebbe se fosse il Sudafrica, ad esempio, a esigere un visto agli Usai". - Fonte: Guida Viaggi.it