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L'AgenziaDiViaggi sito web - Fondo di Garanzia: ancora nessuna certezza

L'AgenziaDiViaggi sito web - Fondo di Garanzia: ancora nessuna certezza

04 Maggio 2016

Mancano meno di due mesi allo scadere del termine imposto dal governo all’industria dei viaggi organizzati per dotarsi di coperture assicurativo-finanziarie sufficienti a fronteggiare eventuali fallimenti e gravi disservizi. Un countdown sempre più assillante per stabilire la percorribilità di un Fondo di Garanzia “economicamente sostenibile” in grado di tutelare sia gli organizzatori di viaggio che i consumer-viaggiatori. Ed è proprio giugno il mese della verità, perché scatta di fatto l’alta stagione, il periodo di picco nelle prenotazioni e vendite di viaggi e soprattutto vacanze di soggiorno.
 
Su questo fronte, da tempo, il mondo assicurativo ha lanciato segnali poco confortanti: non è stata, di fatto, trovata una soluzione ottimale o comunque una procedura virtuosa per sopire le preoccupazioni di tour operator e agenti di viaggi, più volte manifestate dalle stesse associazioni di categoria, da Astoi a Fiavet, da Assoviaggi ad Aiav.

A dire il vero sono state proprio le compagnie d’assicurazione a ribadire, non più tardi di un mese fa, che l’impegno richiesto nel mondo dei viaggi “non è sostenibile” dalle sole società assicurative, che tra l’altro svolgono da sempre un’attività di assistenza.

Ciò che il governo chiede, o per meglio dire, impone all’industria turistica italiana è un Fondo capiente ed efficiente, con una dotazione che – secondo esperti e consulenti legali delle stesse associazioni di categoria – implica il pieno coinvolgimento del sistema bancario. Ovvero l’unico in grado di sostenere un simile vincolo. Da qui le ipotesi che si rincorrono di settimana in settimana, tra le quali la più accreditata è quella di un Fondo istituito presso associazioni di categoria con il supporto delle banche.
 
C’è poi un cono d’ombra che riguarda l’interpretazione di una norma della direttiva Ue sui pacchetti di viaggio, evidenziato recentemente dal consulente legale di Fiavet, Federico Lucarelli: infatti, nel testo approvato in Europa, viene fatto esplicito riferimento a un “obbligo degli Stati membri di fornire garanzie pubbliche e private”.

Un passaggio non certo marginale, visto che proprio l’attuale governo italiano si è chiamato praticamente fuori da questa vicenda, riversando sulle imprese turistiche private un onere che non è esattamente a esclusiva competenza delle stesse. E secondo gli esperti della materia il richiamo dell’Ue a obblighi pubblici e privati non è casuale, perché di fatto vengono resi validi “tutti” i Fondi attualmente istituiti da Stati, Regioni o Lander che siano e questo per tutelare anche i clienti stranieri (extra-europei) che acquistano beni e servizi turistici da operatori Ue.

 
Di recente il market manager Europ Assistance, Piero Dacquino, ha provocatoriamente ricordato che ad oggi non c’è un decreto attuativo che contempli in modo circostanziato, non solo le modalità operative del Fondo, ma anche, e soprattutto, le sanzioni da infliggere a chi non ottempera agli obblighi di legge. Siamo dunque allo stallo, o per meglio dire, trattandosi di un Fondo, al buio totale, con l’aggravante che l’industria dei viaggi sta per entrare nel vivo della sua stagione commerciale. 
 
La Gran Bretagna si fa in due

In Gran Bretagna esistono due Fondi di Garanzia, uno per il tour operating e l’altro per le adv dettaglianti, perché le problematiche son diverse. Entrambi sono alimentati con contributi calcolati in base al reddito d’impresa e sono vigilati per legge dall’Abta, associazione a cui aderisce il 90% dell’industrua. L’Italia paga lo scotto di non avere una organizzazione di categoria forte quanto quella britannica e di non avere una “storia” di Fondi funzionanti alle spalle.
 
Tesoretto unicoper la filiera tedesca

Sul fronte estero, il caso Germania è un vero e proprio modello di riferimento. Il Fondo di Garanzia tedesco è il medesimo per tutta l’industria dei viaggi ed è alimentato in base a un semplice parametro: annualmente si calcola il fatturato raggiunto dalle singole imprese di viaggi e, sulla base di questo, si declina l’impegno assicurativo. Esiste poi un controllo incrociato tra autorità pubbliche e DRV, la potente associazione di categoria, che intende garantire trasparenza e monitoraggio costante della sostenibilità delle coperture. - di A.L.