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La qualità alla guida del turismo
Rassegna stampa Astoi
Milano Finanza - T.O. in difficoltà: serve una svolta

Milano Finanza - T.O. in difficoltà: serve una svolta

19 Febbraio 2010

Ma le soluzioni esistono: ferrea gestione dei costi, investimenti e più dialogo con le agenzie.I nodi sono dimensioni troppo piccole, fisco e internet

C'è sofferenza nel tour operating italiano e ancora una volta sono le cifre incontestabili del consuntivo 2009 a certificare la grave crisi che ha colpito i grossisti del turismo organizzato: lo scorso anno la flessione del fatturato dei 45 t.o. che aderiscono ad Astoi, la principale associazione di categoria, è stata del -9%, tornando sotto la soglia dei 6 miliardi di euro, quando i primi quattro t.o. europei, da soli, hanno fatturato oltre 34 miliardi di euro. Ma non è tanto il nanismo ormai cronico del tour operating italiano a preoccupare, quanto la fragilità delle imprese che soffrono qualsiasi piccolo o grande effetto provocato da variabili indipendenti. Non a caso, il 2009 ha visto clamorosi fallimenti di t.o., come Todomondo e Teorema (quest'ultimo recentemente rilevato da Hotelia group e pronto al rilancio) e a seguire le note vicende di uno dei colossi del nostro sistema, il gruppo Ventaglio, che ha chiuso la stagione con un crollo dei ricavi del 43% e un risultato netto a -89 milioni di euro. «Ma dobbiamo cogliere le opportunità che nascono proprio dalle nostre debolezze», sostiene il presidente di Astoi, Roberto Corbella, in quanto, rispetto ai giganti del tour operating europeo, anch'essi in forte sofferenza, mostriamo maggiore flessibilità e reattività alle crisi. Siamo quindi in grado di rilanciare la nostra attività, ma dovremmo poter contare su un contesto più agevole. Il tallone d'Achille delle nostre aziende risiede infatti nella severità del regime fiscale vigente, dall'Irap alle aliquote Iva sperequate rispetto ai nostri competitors in Europa».Ad aver accresciuto le difficoltà operative dei t.o. c'è stata anche la radicale trasformazione del mercato, come evidenzia Josep Ejarque, esperto di destination management, marketing turistico e autore di un recente studio sui t.o. italiani. «Il tour operating tradizionale ha sofferto molto la nascita di nuovi soggetti come le online travel agency, che attraverso il potente ausilio di internet hanno inciso sulle modalità d'accesso dei viaggiatori al prodotto turistico». E c'è chi, come il gruppo Alpitour, che ha chiuso il 2009 con un fatturato di 1.273 milioni di euro e un utile di 4,1 milioni, ha retto bene e ha ingranato la marcia con quasi 20 milioni di euro di investimenti: per il presidente del gruppo e di Federturismo, Daniel John Winteler, «l'importante è mantenere il rigore nella gestione dei costi, investire e avere un chiaro e costruttivo dialogo con l'intermediazione».Renzo Iorio, a.d. Accor hospitality e consigliere Aica, sottolinea che «la sua società ha instaurato con i t.o. un rapporto che va oltre la relazione cliente-fornitore e che diventa vera partnership. La gestione centralizzata di questo rapporto ha come conseguenza una maggiore efficienza e una riduzione dei costi. A questa politica aggiungiamo un continuo monitoraggio del pricing e un concreto supporto ai partner con committement condivisi».Reattività importante, dunque, se si considerano le prospettive per il mondo dei viaggi: secondo un'indagine della Henley world, infatti, entro il 2010, in tutti i mercati turistici più evoluti, Italia inclusa, salirà a 1/3 la percentuale delle vacanze create col «fai-da-te» con una accentuata propensione alle scelte di pacchetti low-cost e last minute che assottiglieranno sempre più la redditività degli operatori tradizionali. Allora, cosa fare? Per ora c'è solo la proposta di Astoi di istituire un tavolo tecnico di confronto tra t.o. e agenti di viaggio per condividere un piano di rilancio del turismo organizzato.