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Il turismo fa da traino

Il turismo fa da traino

22 Ottobre 2014

Dalle ultime rilevazioni del Centro Studi Cnai si evince che la passata stagione estiva è stata caratterizzata da una sostanziale flessione delle strutture ricettive, sebbene persistano dati incoraggianti sulle possibili vie di sviluppo del settore turistico. Questo, come noto, rappresenta di fatto la prima industria in Italia, ma l'immenso patrimonio culturale (inteso nella sua interezza: dai paesaggi mozzafiato alla ricchezza di opere d'arte, passando per l'eccellenza enogastronomica) rimane appunto solo come tale: un enorme bacino di potenzialità inespresse che la crisi economica e la mancanza di scelte strategiche hanno ulteriormente rallentato, in particolare nella capacità di attrarre turisti. Gli ultimi anni hanno visto la scalata di paesi concorrenti nella classifica del Unwto (Organizzazione mondiale del turismo) a discapito dell'Italia, che sembra accusare il colpo, sebbene il suo appeal internazionale sia ancora eccezionalmente forte.

In Europa i maggiori competitor, come Spagna e Francia, hanno fatto registrare risultati migliori (basti pensare che la spesa nel settore turistico in Italia è limitata a un 3,7% di Pil prodotto nel settore, contro il 7% francese e il 10,8% spagnolo), e anche Turchia e Russia stanno impoverendo le italiche quote di mercato. Il turismo in Italia influisce quasi del 10% sul pil, con circa 1 milione di posti di lavoro, e grazie all'indotto arriva al 15%, con picchi di oltre 2 milioni di lavoratori impiegati. Sempre secondo il Centro Studi Cnai la maggiore debolezza del sistema Italia è la scarsa offerta ricettiva, soprattutto nell'incapacità di offrire piani di sviluppo ad ampio respiro. Un ulteriore segnale di incapacità di sviluppo coordinato è il fatto che dal 2000 le competenze legislative in materia di turismo sono demandate alle regioni, creando, di fatto, un incredibile dualismo tra i diversi enti, con il risultato di disincentivare la domanda, soprattutto straniera. Non più prorogabile è quindi l'intervento sugli strumenti adatti per migliorare la fruizione e la gestione delle risorse.

Allo stesso modo, il Cnai sostiene che non è più possibile continuare con carrozzoni ed enti infarciti di oneri il più delle volte sovrapposti, che non di rado vanno a impolpare la colonna degli scandali italiani: il portale Italia.it, che ai suoi esigui risultati in materia di promozione aggiunge il suo astronomico costo di realizzazione, circa 60 milioni di euro; l'Enit, l'agenzia nazionale per il turismo, nata per decreto nel 2005 e commissariata a tempo di record con altro decreto; Explora, società ad hoc per «dare propulsione», così recita il sito di Regione Lombardia, «al settore del turismo in vista di Expo», di cui non sono chiare le prerogative tali da rendere il suo campo d'azione differente da quello Enit; Promuovi Italia, ente di formazione e promozione turistica di Enit, ora in liquidazione. Proprio l'imminente Fiera Internazionale deve fornire la giusta propulsione a una riorganizzazione dei piani di sviluppo, soprattutto in ambito artistico ed enogastronomico. Quest'ultimo è prodotto culturale inderogabile, che necessita dell'integrazione nello stesso centro di ristorazione, shopping e formazione, per realizzare un concept innovativo ma di sicuro sviluppo. Non può persistere la classica differenziazione tra cibo fast, di rapido consumo e bassissima qualità, e ingessati sistemi di ristorazione ad elevata prestazione che implicano però un costo eccessivo, per l'utente medio; ma, soprattutto non può mancare l'integrazione e la promozione enogastronomica.

Quello che il Centro Studi Cnai presenta è un quadro che intende mettere gli utilizzatori al centro dell'iniziativa; non prescindendo dalla reale richiesta della domanda nazionale e internazionale e dall'inserimento di persone capaci nella gestione e nell'analisi degli sviluppi del mercato, concentrandosi sull'apprendimento, facilitando la condivisione delle informazioni, esaminando le ipotesi e sforzandosi di capire cause ed effetti di ogni intervento nel complesso, e sin qui sottovalutato, sistema turistico. La capacità che ha il turismo di incrementare la sua quota nella ricchezza del Paese è un prodotto non solo dei classici assets materiali, fatti dai paesaggi, dalla bontà del cibo, ma anche del capitale umano e dei network lavorativi ad alta intensità di conoscenza e integrazione, non abbandonando la responsabilità esclusiva del campo turistico agli isolati enti sul territorio. «La crescita», commenta il presidente Orazio Di Renzo, «deve essere costante nella capacità di integrare tutti gli organi interessati nella promozione turistica, non sperando di poter vivere per sempre di rendita sulle bellezze del nostro territorio e l'eccellenza ineguagliabile della produzione enogastronomica». - Fonte: Italia Oggi (di Manola Di Renzo e Matteo Sciocchetti)