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Il Sole 24 Ore - Filiera competitiva se saprà «fare sistema»

Il Sole 24 Ore - Filiera competitiva se saprà «fare sistema»

21 Ottobre 2014


L'Italia mette a segno un importante ritorno nel periodo estivo, anche se soffre la concorrenza di Paesi più convenienti

La crisi non è archiviata, pesa la congiuntura negativa e restano ancora sul tavolo problemi di "sistema" e normativi che i tour operator, con decisione, premono per superare. «Aspettiamo di analizzare gli ultimi dati per definire il quadro, ma l'estate appena conclusa ha mostrato una flessione in termini di passeggeri e una leggera crescita del fatturato», dice Luca Battifora, presidente Astoi, associazione confindustriale che rappresenta l'80% del tour operating italiano, genera 400 milioni di euro di provvigioni per le agenzie di viaggi e muove oltre 4 milioni di italiani (dati 2013). L'andamento è in linea con le stime Gfk sulla vendita di pacchetti vacanza nei primi sette mesi del 2014, dove al calo dei passeggeri (-4%) corrisponde un riposizionamento del prezzo medio (+4%) che porta a una sostanziale stabilità del fatturato. I numeri si spostano, insomma, ma il mercato non cresce.

«Il periodo estivo ha visto comunque un importante ritorno del Paese Italia, in particolare la Sardegna, per le vacanze al mare - spiega -. Bene sono poi andate le mete principali del Mediterraneo: Spagna, Grecia e anche Tunisia. Da registrare la performance sottotono del Mar Rosso, migliorata sì ma su volumi assai lontani da quelli a cui eravamo abituati». È mancato per esempio l'apporto di Sharm el Sheikh, dove i flussi sono ripresi ad agosto dopo che la Farnesina ha rimosso - come auspicato con forza dagli operatori  lo "sconsiglio" per la penisola del Sinai, che ha assestato un duro colpo a una destinazione così strategica.

«Quanto all'Italia, si soffre la competitività degli altri Paesi: in molti casi - continua Battifora - è più conveniente recarsi all'estero che rimanere entro i confini. Un problema di prezzi non certo imputabile a una presunta "avidità" degli albergatori, che sono invece costretti a fare i conti con costi elevati». Emerge un altro nodo cruciale, cioè la capacità della filiera di fare sistema. «Il settore turistico è affetto da nanismo acuto: non intendo dire che si debba abdicare alla nostra caratteristica cultura della piccola impresa a favore del gigantismo, ma che di sicuro serve uno sforzo per rendersi tutti più competitivi».

E le fiere, come la Bit, possono essere importanti momenti di incontro e business, domestico e internazionale. I temi sul tavolo per il rilancio del tour operating italiano sono diversi: alcuni pressanti e già da tempo evidenziati dai tour operator. «Stiamo organizzando un tavolo di confronto con Farnesina, ministero del Turismo, associazioni dei consumatori, perché ci sono ancora troppi e insostenibili vuoti normativi. Regole confuse che penalizzano la clientela e generano ricadute economiche negative per le imprese del settore».

Il riferimento è anche al Fondo di garanzia che viene alimentato solo dagli operatori e si rivela insufficiente. Battifora lo dice a chiare lettere: «I tour operator non hanno i soldi per sostenere il rimpatrio della clientela a proprie spese. Serve una somma adeguata a fronteggiare le situazioni di emergenza negli scenari internazionali, che purtroppo vediamo capitare con frequenza. Quel che è accaduto in Egitto l'anno scorso è costato alle aziende 20 milioni di euro per i rientri. Abbiamo perciò avanzato alcune proposte a costo zero per aumentare la dotazione del Fondo e non gravare sulle casse dello Stato. Il coinvolgimento dei ministeri e dei consumatori riguarda inoltre il tema più ampio del codice del Turismo, che va modificato in materia di applicazione dei rimborsi e obblighi del tour operator nella fase post-vend