Astoi Confindustria viaggi
La qualità alla guida del turismo
Rassegna stampa Astoi
Il Secolo XIX Ed.Nazionale - La Libia vieta i visti ai turisti Schengen

Il Secolo XIX Ed.Nazionale - La Libia vieta i visti ai turisti Schengen

16 Febbraio 2010
La Libia vieta i visti a turisti Schengen
La decisione riguarda anche l'Italia. Da Berna il bando a 188 libici, Gheddafi compreso

SALE ANCORA la tensione fra la Svizzera e la Libia. E le ritorsioni, ora da una parte, ora dall'altra, questa volta coinvolgono anche l'Europa. Con una decisione unilaterale, il governo libico ha sospeso, da ieri mattina, con effetto immediato, la concessione di visti turistici a cittadini che provengono da tutti i Paesi dell'area Schengen, Italia compresa. Da ieri, dunque, non è più possibile recarsi in Libia per turismo. La decisione, a sorpresa, è stata comunicata all'Ufficio dell'Immigrazione libico con una circolare proveniente dal Comitato Generale del Popolo, il governo libico, e firmata dal primo ministro Al Bagdadi Al Mahmoudi. La circolare, in arabo, non reca alcuna motivazione. Ma è un fatto che Tripoli accusi l'Unione europea di dare «solidarietà sistematica e programmatica» a Berna, limitando la concessione di visti Schenghen ai cittadini libici. Visti che per essere rilasciati richiedono l'unanimità da parte di tutti i Paesi facenti parte dell'accordo, compresa la Svizzera, che dal 12 dicembre 2008 ha il potere di bloccarne la concessione, essendo entrata nell'area Schengen. Berna ha cancellato i controlli sistematici delle persone alle frontiere con Austria, Francia, Germania e Italia, acquistando però il diritto di veto sul rilascio di visti a cittadini esterni all'area. La decisione libica, dunque, sarebbe una ritorsione in tal senso. La circolare riporta l'elenco dei Paesi tra cui l'Italia dai quali non saranno accettate, a tempo indeterminato, richieste di visto turistico. Nell'elenco ci sono: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Nessuna informazione è stata data, invece, circa la concessione di visti di lavoro o di altra natura. La Svizzera, prima di questo provvedimento, avrebbe pubblicato, secondo quanto riferito dal giornale libico Oea, vicino a Seif al Islam, uno dei figli del leader libico, una lista nera di 188 cittadini libici, tra i quali

Gheddafi e la sua famiglia, ai quali è stato imposto il divieto a mettere piede sul suolo svizzero. Secondo il giornale, che cita un «responsabile libico di alto livello», la lista comprende il colonnello Gheddafi e tutta la sua famiglia, poi responsabili del Congresso generale del Popolo (Parlamento), del governo e «responsabili economici e dirigenti militari e dei servizi di sicurezza». Il ministero degli Esteri svizzero non ha confermato ma neppure smentito l'esistenza di questa "lista nera". Una portavoce del ministero elvetico, Nadine Olivieri, si è limitata a dire: «La Svizzera prosegue nella sua politica restrittiva in materia di visti nei confronti della, non c'è niente di nuovo». La reazione della Libia, comunque, non si è fatta attendere, ma secondo Roberto Corbella, presidente di Astoi, l'Associazione dei tour operator della Confindustria, a rimetterci sarà soprattutto la Libia. I turisti italiani che si recano in Libia sono circa 10 mila l'anno, «numero ridotto sostiene Corbella rispetto alla richiesta che esprime il nostro Paese, ma, purtroppo, le politiche turistiche della Libia sono fortemente discontinue. È un peccato anche perché le autorità libiche avevano detto di voler puntare sul turismo, sicuri di realizzare fatturati superiori a quelli del petrolio». Di fatto con questa decisione, la Libia si allontana dalla comunità internazionale.

di GIUSEPPE GIANNOTTI