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Il Gazzettino - La Ue: Ebola, si rischia la catastrofe umanitaria

Il Gazzettino - La Ue: Ebola, si rischia la catastrofe umanitaria

19 Ottobre 2014


Barroso: questa epidemia è responsabilità di tutti. Ma il turismo non si ferma

L'epidemia da Ebola «può diventare una catastrofe umanitaria di grandissime dimensioni». È il monito lanciato dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e gli ultimi numeri del dilagare del virus resi noti dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo confermano: in totale, al 14 ottobre 2014, sono 9.216 i casi confermati o sospetti nei sette Paesi colpiti, mentre i decessi hanno raggiunto la cifra di 4.555. Una buona notizia riguarda il Senegal: l'Oms ha infatti dichiarato il Paese "virus free", condizione che si ottiene dopo 42 giorni senza nuovi casi. E la Nigeria dovrebbe essere fuori dall'incubo domani. Per il momento, invece, non c'è alcun caso confermato in Francia, ha annunciato il governo dopo il ricovero di ieri, all'ospedale Begin vicino Parigi, di un'infermiera colpita da febbre.

L'allerta mondiale resta però altissima: «Ebola non è solo un problema dei paesi africani», ha ammonito Barroso, affermando che il dilagare del virus rappresenta una «responsabilità di tutta la comunità internazionale». Quindi un annuncio: «Ebola è una delle priorità principali dell'agenda Ue e nel prossimo Consiglio Ue sarà deciso qualcosa a riguardo». Anche il presidente del Consiglio Ue, Herman van Rompuy, dal vertice Asem di Milano, ha confermato che «Ebola, così come il terrorismo, ha occupato parte della nostra discussione: uniremo i nostri sforzi - ha detto - per lottare contro questi flagelli». Intanto è stato deciso che qualsiasi operatore sanitario al lavoro in Africa, in caso di contagio potrà essere evacuato in Europa in una struttura medica attrezzata, entro 48 ore, a spese della Commissione, grazie ad un accordo appena siglato tra l'Ue e la Phoenix Air, una compagnia Usa specializzata nel trasporto di malati contagiosi. E mentre Obama nomina Ron Klain supercommissario per l'emergenza Ebola, un nuovo allarme arriva dall'Onu: il fondo delle Nazioni Unite per combattere Ebola ha appena 100mila dollari in contanti, una somma ben lontana dal miliardo necessario.

Comunque Ebola al momento ancora non fa crollare né ferma il turismo italiano verso l'Africa, anche se fa salire il livello di attenzione. Nessuna delle destinazioni battute dal turismo organizzato tocca Liberia, Sierra Leone e Guinea (e molti dei Paesi circostanti) ma comunque c'è chi chiede informazioni sanitarie, chi vuole essere rassicurato anche solo per fare uno scalo a Parigi o negli Emirati Arabi e chi posticipa la partenza o cambia destinazione di viaggio. È la situazione variegata ma di sostanziale tenuta che emerge dai tour operator italiani.

«Noi con Ebola non c'entriamo nulla. Geograficamente, Liberia, Sierra Leone e Guinea - ribadiscono con forza dall'Ente del turismo del Kenya - sono più vicini a Madrid, Parigi e Londra di quanto lo siano al Kenya. I voli con i Paesi colpiti sono sospesi e per viaggiare dalle aeree infette al Kenya bisognerebbe guidare per due settimane. Nonostante questo in tutti i confini tutti i passeggeri sono sottoposti al controllo della temperatura». «Il problema è serio - spiega Luca Battifora, presidente di Astoi Confindustria - ma con altrettanta certezza dico che è enfatizzato dai media. Non ci sono rischi di nessun tipo per le mete del turismo organizzato. C'è un ingigantimento di un problema che riguarda pochi Paesi in un continente che ne conta più di 50».

«Il fatto vero - spiega Vittorio Kulczycki, presidente di Viaggi e Avventure nel Mondo  è che l'utente medio non conosce la geografia e pensa che l'Africa sia un unicum, non si rende conto delle distanze enormi che separano una nazione dall'altra. Inoltre attorno ai Paesi colpiti dal virus c'è una specie di fascia di sicurezza fatta da paesi che per motivi di instabilità più che altro politica non venivano comunque toccati dal turismo. A