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GuidaViaggi sito web - Astoi: "Ancora presto per calcolare il peso della Brexit"

GuidaViaggi sito web - Astoi: "Ancora presto per calcolare il peso della Brexit"

05 Luglio 2016

Non sono attesi "scacchieri apocalittici", ma qualche effetto potrebbe esserci sulla prossima stagione. Se dovesse ampliarsi il gap euro-pound, i t.o. britannici avranno maggiori difficoltà ad acquistare camere in Spagna, Grecia e Italia

Il commento di Astoi Confindustria Viaggi sulla vittoria della Brexit, come è giusto che sia, focalizza l'attenzione "sull’aspetto legato al turismo concreto, lasciando opinioni ed analisi socio economiche ad altri", sottolinea l'associazione di categoria interpellata da Guida Viaggi per un commento in merito. Astoi prende atto "della volontà del popolo britannico di non fare più parte di questa Europa. Le ripercussioni sull’economia reale non sono ancora ipotizzabili, come da più accreditate fonti viene detto, in quanto è troppo presto per ogni tipo di valutazione. Al momento l’aspetto economico ed emozionale sono gli unici due dei quali si fa gran parlare. In fondo la Gran Bretagna, per anni, è stata una meta molto importante per il mercato italiano, prima ancora dell’avvento della Comunità Europea", vien fatto presente. 

In un botta e risposta ecco le osservazioni in merito alla situazione attuale e le ipotesi di possibili scenari. 

Gv: Quali sono a vostro avviso le ripercussioni che potranno esserci sul turismo?
"Se la sterlina dovesse indebolirsi rispetto all’euro, probabilmente assisteremmo ad una crescita della domanda di viaggi verso il Regno Unito, inclusi i viaggi studio che sono stati, e restano, di grande appeal verso la Gran Bretagna".

Gv:Cosa vi aspettate a breve?
"Pur attendendo che la situazione prenda corpo, dopo le prime reazioni a caldo, Astoi pensa che non accadrà nulla di eclatante, che non sia il regolare andamento delle cose. L’effetto Brexit è più mediatico, emozionale e politico, rispetto all’economia turistica che vive di pragmatismo".

Gv: Pensate che la Brexit potrà incidere sulla domanda turistica di chi vuole andare in Gran Bretagna?
"Non lo crediamo assolutamente. Non potrà incidere in maniera negativa; se il Pound dovesse indebolirsi nel rapporto di cambio con l’euro, viaggiare verso la Gran Bretagna potrebbe solo essere molto più vantaggioso in termini di rapporto qualità prezzo".

Gv: Quali sono i possibili scenari?
"In linea di massima quanto esposto sopra. Non crediamo che si possano verificare scacchieri apocalittici. La Gran Bretagna ha conservato, pur nell’Unione Europea la propria moneta a dispetto dell’euro per cui sarà solo una fluttuazioni di cambi. Se parliamo di turismo, se parliamo di economia non è questo il tavolo appropriato".

Gv: Il deprezzamento della sterlina sul dollaro potrà comportare un calo dei flussi inglesi anche verso il nostro Paese?

"Probabilmente un piccolo calo ci potrebbe essere, è stata paventata un’incidenza sul Pil britannico di un massimo del 2%. In fondo questo meccanismo lo abbiamo visto spesso: se i cambi sono sfavorevoli il turismo accusa un leggero colpo, ma non crediamo sarà in maniera drammatica. In fondo giusto per fare un esempio, con il dollaro in fase di forte apprezzamento nel 2015 l’Italia ha infranto il muro del milione di passeggeri in Usa. Probabilmente ci sarà un adeguamento verso il basso del costo pratica, riferito alla qualità dei servizi.

Per l’incoming del Regno Unito sarà un vantaggio perché aumenta la potenzialità di acquisto dell’euro con il costo minore (si parla del 10%) estivo. Per l’Italia il mercato britannico rappresenta una domanda abbastanza debole e non prettamente incisiva". 

In pratica è ancora presto "per calcolare il peso della Brexit, sono condizioni economiche che pesano sul medio periodo e oggi l’effetto emozionale è ancora troppo vivo – conclude il vicepresidente vicario Astoi Confindustria Viaggi, Pier Ezhaya - e quindi è presto prevedere effetti qualitativi e quantitativi a seguito della svalutazione della sterlina sull’industria del turismo. E’ viceversa evidente che qualche effetto ci sarà probabilmente sulla prossima stagione in quanto ciò che è fatto per l’estate è fatto, poiché i mercati turistici maturi, come quello britannico, pianificano le vacanza con grande anticipo - osserva il manager -.

Se dovesse ampliarsi il gap del cambio fra euro e pound, (per ora limitato al 5% circa) allora i tour operator britannici avranno maggiori difficoltà ad acquistare camere nelle destinazioni in cui siamo in concorrenza quali Spagna e Grecia, oltre che in Italia. Questa condizione, che vedrebbe lasciati liberi allotment di camere potrebbe aumentare gli spazi di manovra dei tour operator italiani cui si proporrebbe uno scenario di maggior disponibilità di posti proprio per le mete spagnole e greche che, assieme all’Italia, stanno sostituendo Egitto, Tunisia e Turchia". - di S.V