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Rassegna stampa Astoi
Guida Viaggi - Egitto, l Italia dei t.o. fa sistema

Guida Viaggi - Egitto, l Italia dei t.o. fa sistema

24 Giugno 2014


Il mondo del turismo organizzato unito per rilanciare la destinazione.

 La meta è determinante - rileva una ricerca Ainet - per i conti della filiera

Un'operazione di verità complessa quella partita a Marsa Alam una decina di giorni fa nel corso dell'evento "United For Egypt" organizzato da Astoi, Ainet, ministero del Turismo Egiziano, Alpitour World, Eden Viaggi, Going, Settemari, Veratour, Swan Tour e Turisanda , con la collaborazione di Neos, Meridiana e Blue Panorama. Più di un semplice riscatto economico. L'intera filiera del comparto turistico italiano c'era, a fornire spunti di riflessione, ad accendere i riflettori su segnali strategici e ad affermare con forza che in Egitto, nonostante le restrizioni nel Sud del Sinai, i corridoi aperti vanno battuti e difesi. Qual è il peso specifico di questo Paese sulla nostra distribuzione?

La ricerca presentata da Ainet nel corso dei lavori a Marsa Alam, condotta su un campione rappresentativo di cento agenzie, ha mostrato che quando l' Egitto è in difficoltà il 65% della clientela si orienta verso altre destinazioni, un 15% opta per soluzioni molto differenti (crociere), ma soprattutto che il 20% dei clienti si perde. "Se si confrontano i 650mila passeggeri del 2012 con i 504mila del 2013 - ha spiegato il presidente Ainet Franco Gattinoni si evince che una forbice di 146.000 clienti è andata in fumo. Il valore dell'Egitto è imprescindibile, ed impatta sui risultati delle agenzie italiane con forza, nello specifico del 7% nel 2011, dell'11% nel 2012 e dell'8% nel 2013". Una destinazione determinante per la stabilità dei conti dell'intera filiera.

"Il Mar Rosso incide per l'8% sul tour operating italiano in termini di fatturato e per il 12% in termini di passeggeri, e questo su base annua, mentre su base mensile la percentuale può salire addirittura fino al 40% ha spiegato Luca Battifora, ceo Turisanda e presidente Astoi -. Questo vuol dire che in alcuni mesi fino a 4 italiani su 10 comprano una vacanza in Egitto". "Tra i 30 principali tour operator ce ne sono 12 il cui fatturato è legato per oltre il 20% a questa destinazione ha detto Nardo Filippetti, presidente Eden Viaggi -. Gli italiani il turismo qui l'hanno inventato, ora non possiamo permetterci di perdere spazi perché il rischio è che ci vengano irrimediabilmente sottratti da altri mercati". "Sharm el Sheikh è nata con gli italiani e gli italiani se la devono riprendere - ha commentato anche Alessandro Seghi, direttore business unit Going -. Rappresenta quel volano, quel 42% costante di passeggeri verso l'Egitto, che da solo può far ripartire l'intera destinazione".

Che l'Egitto serva a tutti e che sia un prodotto insostituibile è convinzione anche di Pier Ezhaya, direttore generale Francorosso Alpitour World e vicepresidente Astoi : "Non è un paese che puoi comprare on request, richiede l'assunzione di impegni da parte degli operatori, strutture d'offerta rigide. Noi siamo pronti ad impegnarci come prima e anche di più ma abbiamo bisogno che la distribuzione ci sostenga. Se dal 2002 ad oggi gli italiani che hanno visitato l'Egitto hanno avuto una parabola ascendente e poi discendente a seguito della primavera araba, il mercato tedesco e quello britannico hanno mantenuto costanti i loro arrivi e i flussi dalla Russia addirittura, hanno subito una forte impennata. Questo è gravissimo - ha spiegato Ezhaya perché l'Italia perderà posizioni, gli alberghi si rivolgeranno a mercati più stabili e solidi e noi perderemo opportunità d'offerta. Le catene charter si ridurranno e ci sarà meno offerta in adv".

La tutela degli interessi dell'outgoing italiano che tanto ha investito sulla destinazione appare urgente. "Nel 2010 Marsa Alam ha registrato 300mila passeggeri e 200mila nel 2013 il commento del presidente di Settemari Mario Roci ogni settimana qui arrivano