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Rassegna stampa Astoi
Business people - In vacanza nella tempesta perfetta

Business people - In vacanza nella tempesta perfetta

09 Ottobre 2011

ECCO COME LA PRIMAVERA ARABA HA CAMBIATO IL TURISMO MEDITERRANEO.

Chi ha guadagnato e chi ha perso visitatori tra le destinazioni che si affacciano sul bacino del Mare Nostrum? L'Egitto si difende meglio del previsto, cresce la Turchia, ma rivelazione del 2011 è un'isola dell'Egeo...

Un Mediterraneo così agitato non lo si vedeva da un pezzo. Anzi, a dirla tutta, pare che sul bacino del Mare nostrum, fin dai primi mesi del 2011, si sia abbattuta la tempesta perfetta. Un uragano finanziario, politico, culturale, con focolai di rivolte in piazza e scontri a fuoco che in Nord Africa - soprattutto in Libia, dove la guerra civile ha chiamato in causa persino le forze della Nato - hanno mietuto migliaia di vittime. E nella frenesia del conteggio dei morti, dei barili di petrolio perduti, dei miliardi di euro bruciati dalla crisi dei mercati europei e americano, l'attenzione dei media e degli osservatori internazionali è stata quasi del tutto distolta dai pericoli che ha corso un'altra realtà vitale per questa regione del mondo: quella del turismo. Che, prosaicamente, rappresenta una risorsa ancora più strategica delle fonti energetiche (perché la bellezza di alcuni siti è inesauribile), e una premessa ancora più necessaria della lotta armata all'emancipazione economica dei popoli che aspirano alla democrazia e all'equità sociale. Un'esagerazione?

Per farsi un'idea della rilevanza del settore basta scorrere un paio di dati. Secondo il World Travel and Tourism Council, il mercato turistico del Mediterraneo, incluso l'indotto, dovrebbe generare nel 2011 895,3 miliardi di dollari (circa 653 miliardi di euro) e toccare nel 2021 quota 1.161,8 miliardi (circa 848 in euro), con una crescita dell'11%. Attualmente sono impiegati nell'area più di 20 milioni di lavoratori che si occupano, direttamente o indirettamente di accoglienza turistica, e nel 2021 dovrebbero essere circa 24 milioni. Per intenderci, l'intera Europa, che comprende la maggior parte dei Paesi presi in considerazione per l'area mediterranea (fanno naturalmente eccezione gli Stati africani Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto e gli asiatici Libano, Siria, Israele e Palestina) nel complesso fattura, attraverso le attività turistiche, 1.535 miliardi di dollari, nemmeno il doppio.

Dunque meglio tenere d'occhio lo sviluppo di questo settore strategico per tutte e tre le sponde del Mediterraneo. I fattori in gioco erano molteplici: nel Vecchio continente il collasso finanziario della Grecia (e i disordini che ne sono derivati, con tumulti, scioperi a catena e vere e proprie serrate dei distributori di carburante), l'ombra del default che aleggiava anche sulla Penisola iberica (ricordate le proteste degli "indignados"?) e, non ultimo, il caro-biglietti dei traghetti per la Sardegna (che in alcuni casi sono arrivati a costare il doppio rispetto all'anno scorso), sono stati solo un pacifico contraltare rispetto alla cosiddetta Primavera araba, che sull'altra sponda del Mediterraneo, con un effetto domino partito dall'Egitto, ha rivoluzionato l'assetto politico del Nord Africa. In questo rimpallo di eventi e notizie puntualmente strillate su giornali e tg come si sono comportati i turisti, quelli italiani in primis? Chi ha guadagnato visitatori e chi ne ha persi?

MA CHE CRISI D'EGITTO!

Il primo nome che viene in mente è Sharm el Sheik. La località egiziana, vera miniera d'oro sul Mar Rosso, è diventata negli ultimi 15 anni una delle mete più gettonate dagli italiani, che spesso la preferiscono a molte delle destinazioni sparse sugli 8 mila chilometri di coste della Penisola. «I prezzi dei pacchetti all inclusive per Sharm, volo compreso, sono molto più convenienti di quelli proposti in Italia», spiega Roberto Corbella, presidente di Astoi, l'associazione di Confindustria che riunisce i tour operator tricolori. «Questo perché la stagione a quelle latitudini dura 12 mesi l'anno, e il costo