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Avvenire - Turismo, Egitto e Italia un asse contro la crisi

Avvenire - Turismo, Egitto e Italia un asse contro la crisi

21 Giugno 2014

Missione dei tour operator: via lo sconsiglio 

C’è un dato che fotografa la crisi di un settore che dovrebbe rappresentare il driver dell'uscita dalla crisi economica: nel 2009 il turismo organizzato contava 5,640 milioni di viaggiatori per un valore di 5,6 miliardi di euro; nel 2013 si è ridotto a 3,761 milioni per un fatturato di 3,8 miliardi (dati Gfk per Astoi e Ainet). In 4 anni si sono persi circa 2 milioni di viaggiatori e 2 miliardi di valore. La crisi, che in Italia ha drasticamente colpito il potere d'acquisto delle famiglie, ha azzoppato questo settore che proprio sulle famiglie conta. Il turismo organizzato in Italia interessa circa 10.300 imprese e un numero di occupati diretti stimato in 36mila addetti. Numeri di tutto rispetto. Anche se il numero di agenzie di viaggio presenti sul mercato si assottiglia anno dopo anno: erano 11.550 nel 2011, 10393 nel 2012 e 9091 nel 2013. Il crollo probabilmente è meno forte a livello generale, se si considerano i cambiamenti delle tipologie di viaggio, le nuove mode e nuovi stili, ma i tour operator si leccano comunque le ferite. Lamentano l'assenza di una strategia e di una politica industriale del settore.

A generare una crisi nella crisi è stata anche la congiuntura internazionale con l'escalation di instabilità al di là del Mediterraneo. Le primavere arabe prima, la persistente tensione e gli attentati terroristici poi, hanno minato una certezza del turismo organizzato italiano, l'Egitto. Lo sconsiglio della Farnesina per la penisola del Sinai - con la gettonatissima località di Sharm El Sheikh - ha assestato un colpo micidiale a una destinazione che da sola in alcuni periodi dell'anno vale il 40% delle partenze mensili. Da qui l'operazione di sistema dei tour operator italiani di portare in Egitto 700 agenti per promuovere la destinazione, «United of Egypt». E creare un asse che unisca i due Paesi e contribuisca a un rilancio della destinazione e del settore. (Giuseppe Matarazzo) di Giuseppe Matarazzo, inviato a Marsa Alam - Uscendo dall'aeroporto di Marsa Alam, in riva al Mar Rosso, l'attenzione del visitatore viene rapita dai contrasti: l'accoglienza e il fermento di pullman, operatori turistici e facchini da una parte, i cartelloni pubblicitari ingialliti dal tempo dall'altra. La voglia di continuare e di credere nel settore più importante del Paese e la storia sospesa di un Popolo che ha altro a cui pensare che non alla pubblicità. Il Paese in cui «iniziano tutte le storie» da tre anni vive una storia tormentata. Di rivolte e di tentativi di democrazia. Che hanno liberato energie, pagando però un prezzo fortissimo sul fronte turistico.

Il settore assorbe il 12% della forza lavoro e contribuisce al 22% delle entrate in valuta estera: ma se nel 2010 a visitare l'Egitto erano stati più di 14,7 milioni di turisti, nel 2013 sono scesi a 9,5 milioni. Con guadagni passati da 12,5 a 5,8 miliardi di dollari. Nel Mar Rosso continentale di Marsa Alam, ben lontano dalle rivolte, arrivano soltanto gli echi del divenire. Il conto, però, si paga lo stesso, ed è salato. Qui la "storia" sembra essersi fermata di qualche anno. Una compagnia telefonica comunica la "rivoluzione" con una frase del premier italiano, Silvio Berlusconi (si è dimesso nel novembre 2011, ndr ): «Gli egiziani non stanno facendo nulla di nuovo. Stanno facendo la storia. Come sempre». Il tempo sospeso e la storia che si compie. Con un filo da riprendere, fra Egitto e Italia. In tempi nuovi. Uniti da un unico destino. «United for Egypt». Uniti per l'Egitto. E con l'Egitto. Perché il ritorno alla normalità nel Paese delle Piramidi, culla di oltre tremila anni di civiltà, e la ripresa della macchina del turismo sono inesorabilmente legati alla ripresa del turismo italiano e delle migliaia di aziende del settore che vivono dei viaggi nel Mediterraneo e nel Mar Rosso.