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Rassegna stampa Astoi
Avvenire - La rivolta affonda di nuovo il turismo

Avvenire - La rivolta affonda di nuovo il turismo

10 Luglio 2013


Dopo un biennio di conti in rosso si prevedeva una ripresa, ma si temono inevitabili ripercussioni

Gli operatori italiani: «Per ora non ci sono richieste di cancellazioni, ma la situazione è molto fluida»

La seconda rivoluzione egiziana avrà inevitabili ricadute sul turismo, capace di attrarre, nel 2010, quasi 15 milioni di viaggiatori e di impiegare 3 milioni di persone. Nei primi mesi di quest'anno, segnali di ripresa facevano sperare in un tasso di crescita del +12% annuo per il prossimo quadriennio. Al primo posto i visitatori russi, tedeschi e britannici. E si annunciavano investimenti per portare le camere degli alberghi a 400mila complessive. Ora è difficile fare previsioni: «Non ci sono al momento richieste di cancellazione, ma la situazione è fluida», fanno sapere da Astoi Confindustria Viaggi. Nell'ultimo biennio, secondo il ministero del Turismo egiziano (rapporto al 19 dicembre 2012), il settore ha perso in media 267 milioni di dollari alla settimana. La presenze negli alberghi è crollato dal 5 al 18%. L'Egitto, dunque, è passato dalla 94esima posizione mondiale nell'indice 2011 della Competitività viaggi & turismo alla 142esima. E per sicurezza del Paese, l'Egitto è ora dietro a Pakistan, Yemen e Ciad. Le presenze italiane sono calate del 65% nel primo quadrimestre del 2011, per poi riprendersi gradualmente, ma mai del tutto. I singoli governatorati, in particolare quelli del Sinai meridionale (dove si trovano famose località del Mar Rosso come Sharm el-Sheikh e Dahab), di Alessandria d'Egitto e del Mar Rosso (Hurghada e el-Gouna) stanno promuovendo attività di comunicazione negli Stati Uniti, in Europa, in Russia. La politica ha interessato direttamente anche il turismo: il ministro Hisham Zazou, moderato, si è dimesso a metà giugno per protestare contro la nomina di Adel al-Khayat, salafita, alla guida del governatorato di Luxor, gallina dalle uova d'oro del turismo. «Non ne sa niente», ha detto il ministro dimissionario. - di Federica Zoja

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