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Agenzia di Viaggi - Low cost: un settore senza crisi

Agenzia di Viaggi - Low cost: un settore senza crisi

14 Gennaio 2010
In un anno particolarmente difficile per il trasporto aereo, volare a basso costo continua a rendere. Se infatti la Iata prevede a fine anno perdite per le compagnie aeree mondiali pari a oltre 4,7 miliardi di dollari, con 170 miliardi di debiti (e in Europa si stima una riduzione del 6,5% nella domanda e del 5,3% nell offerta), i vettori low cost sembrano essere stati capaci di affrontare la tempesta meglio di quelli tradizionali. In Italia, poi, il settore sta meglio che altrove: merito degli investimenti di quelle compagnie che, in partnership con Regioni, Province e autorità aeroportuali, stanno concentrandosi sul lancio di nuove rotte per il Sud e le Isole.

Sopravvivono solo i più forti
A confermare il buono stato di salute dei vettori a basso costo ci sono i numeri degli ultimi dieci anni. Durante questo periodo le compagnie low cost hanno ampliato progressivamente la propria quota di mercato in Europa, passando dal 5% del 1998 al 30% del 2008. Nonostante i segnali positivi, però, non tutte le low cost se la passano bene, e anche i fallimenti non sono mancati, da MyAir a Volareweb a Skyeurope. Risultato: a sopravvivere sono le più forti - Ryanair e Easyjet in testa - e chi ha costruito una rete di collegamenti in grado di coprire mercati dal grande potenziale. Come, per esempio, Wind Jet, che dalle proprie basi di Catania, Palermo e Forlì ormai serve un network di rotte domestiche e internazionali che prima erano del tutto scoperte.

Per superare la crisi, l altra strada seguita è stata quella del consolidamento. Come per esempio Air Berlin, che ha acquisito i voli di linea di Tuifly; o come la tedesca Germanwings e l inglese bmibay, che hanno mosso i primi passi verso una joint venture sempre più stretta: si comincia con l attivazione della interscambiabilità dei due link sui rispettivi siti, in modo da consentire la ricerca anche dei voli del partner; e i passeggeri di entrambi i vettori potranno ususfruire dei servizi collaterali offerti, come hotel e autonoleggi.

Italia al terzo posto in Europa
Se nel corso del 2009 il mercato in cui il traffico low cost è cresciuto maggiormente è quello iberico, l Italia non se l è cavata male, piazzandosi al terzo posto a livello europeo dopo Regno Unito e Germania. Secondo gli ultimi dati del Certet, il Centro di economia dei trasporti e del turismo dell Università Bocconi, nell estate 2009 circa il 50% dei posti aerei è stato offerto da questa tipologia di vettori, contro il 38% delle compagnie di linea, l 8% delle regionali e il 4% dei charter. Un dato eclatante se paragonato al 2004, quando i  no frills offrivano appena il 19% della capacità.

Del resto, che il mercato italiano sia uno dei più promettenti lo dimostra il particolare interesse nutrito dai due big indiscussi del settore. A cominciare da Ryanair, il cui ceo Michael O Leary si dice certo che «nel 2010 diventeremo il primo vettore in Italia per numero di passeggeri, superando Alitalia»; e in proposito ricorda come nel corso di quest anno la compagnia abbia continuato a investire sulla Penisola, raggiungendo i 18 milioni di passeggeri, con una crescita del 22%, mentre Alitalia prevede di scendere a 18 milioni di passeggeri, una diminuizione del 23%. Ai propositi del vettore irlandese ha risposto di recente easyJet, che ha aumentato le destinazioni e le frequenze, ma non le tariffe, e anzi ha cercato di trattare con le autorità aeroportuali per diminuire le tasse sui biglietti. Inoltre gli investimenti della compagnia sul mercato italiano continuano in dicembre con il lancio della campagna "I Love Italia".

La prima iniziativa, denominata "La città fuori rotta", coinvolgerà le principali città italiane (Roma, Venezia, Milano, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari) fino alla fine del 2010, con lo scopo di segnalare località, ristoranti, attività e tutto quello che in genere non è segnalato dalle guide turistiche.Nella sua strategia